giovedì 16 febbraio 2017

#LIBRI PIACIUTI / "Le nostre anime di notte", di Kent Haruf (recensione di M. Ferrario)

Kent HARUF
"Le nostre anime di notte"
traduzione di Fabio Cremonesi
2015, NN Editore, 2017
pagine 200, € 17,00, ebook € 8,99

Una coppia anziana, due anime che si riaccendono
Kent Haruf, prima di andarsene nel novembre di tre anni fa, ci è riuscito e ci ha fatto dono, dopo la trilogia dei 'romanzi della Pianura' che l'hanno consacrato autore degno di stare tra i classici non solo statunitensi del 900, di questo racconto lungo, appena uscito postumo.

Pare che il titolo (Le nostre anime di notte) sia stato scelto da lui, e mai titolo è stato più azzeccato: sintetizza come meglio non potrebbe tema e atmosfera.
La trama è leggera, quasi friabile: e questi aggettivi sono da intendersi nella loro valenza più positiva. Potrei aggiungere che le piccole cose quotidiane che vengono registrate dai due protagonisti nella loro banale quotidianità (due vicini di casa anziani, una donna e un uomo, entrambi vedovi e solitari, che prima decidono di mettere in comune le loro anime e poi, timidamente, si lasciano andare al legame, anche fisico, che cresce e li allaccia) offrono un quadro minimalista.

Difficile che un lettore che conosca Haruf cerchi l'azione nei suoi romanzi, ma qui la vicenda è ancora più rarefatta. La scrittura, sobria e lenta come l'acqua di un fiume largo che non ha fretta di raggiungere la foce, concorre a creare un clima dolce, pacato, intenso ma 'sottile', intimo e misurato. Il dialogo di parole e pensieri tra la coppia che è al centro della narrazione si sviluppa come sospeso e sussurrato e al lettore pare di essere lì in un angolo, ad ascoltare con discrezione e nell'ombra di una camera, il flusso di un sentire fatto di ricordi di due vite che parevano andare noiosamente verso il tramonto, ma che invece, dolcemente e inaspettatamente, si sono riaccese per un improvviso e crescente affetto che ora le nutre come mai prima.

Il contesto è la piccola cittadina di Holt: il luogo, inventato, prediletto dallo scrittore per i suoi romanzi, in cui mette in scena la provincia americana: dal controllo sociale stretto e invasivo, pettegola e reazionaria, formalista e benpensante.
Anche qui il peso dell'ambiente condiziona la coppia di anziani, che alla fine dovranno scegliere tra la libertà di condurre la vita che vogliono e l'adeguarsi al volere degli altri, figli compresi.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
https://it.wikipedia.org/wiki/Kent_Haruf

«
Probabilmente ti stai chiedendo cosa ci faccio qui, disse lei. 
Be’, non penso tu sia venuta per dirmi che casa mia è graziosa. 
No. Volevo suggerirti una cosa. 
Eh? Sì. Una specie di proposta. 
Okay. 
Non di matrimonio, disse lei. 
Non pensavo neppure questo. 
Però c’entra con una specie di matrimonio. Ma ora non so se ci riesco. Ci sto ripensando. Fece una risatina. In un certo senso è un po’ come un matrimonio, non ti pare? 
Che cosa? 
L’indecisione. 
Può darsi. Sì. Insomma, adesso te lo dico. 
Dimmi, disse Louis. 
Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me. 
Cosa? In che senso? 
Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare. 
Lui la fissò, rimase a osservarla incuriosito, cauto. 
Non dici nulla. Ti ho lasciato senza parole? chiese lei. 
Penso proprio di sì. 
Non parlo di sesso. 
Me lo stavo chiedendo. 
No, non intendo questo. Credo di aver perso qualsiasi impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi? (Kent Haruf, "Le nostre anime di notte", NN Editore, 2017)

Addie spense la luce. Dov’è la tua mano? 
Proprio qui accanto a te, dove sta sempre. 
Gliela prese. Adesso possiamo di nuovo parlare, disse. 
Di cosa vuoi parlare? 
Voglio sapere cosa pensi.
Di cosa? 
Del fatto di stare qui. Che effetto ti fa adesso. Passare la notte qui. 
Ormai riesco ad accettarlo. Mi sembra una cosa normale. 
Normale e basta? 
Sto cercando di spassarmela un po’ con te. 
Lo so. Dimmi la verità. 
La verità è che mi piace. Mi piace molto. Se non lo facessimo, mi mancherebbe. Tu che ne pensi? 
Adoro questa cosa. È meglio di quel che speravo. È una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio. 
Anche a me piace tutto questo. 
E allora parla con me, rispose lei. 
Di qualcosa in particolare? 
Qualcos’altro su di te. 
Non ti sei ancora stancata? 
Ancora no. Quando succederà, te lo farò sapere. 
Fammici pensare. Lo sai che il cane è sul letto con Jamie? 
Me l’aspettavo. 
Te lo sporcherà tutto. 
Lo laverò. E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito. (Kent Haruf, "Le nostre anime di notte", NN Editore, 2017)
»

In Mixtura le mie recensioni su due libri di Kent Haruf
* Canto della pianura, NN Editore, 2015, qui
* Benedizione, NN Editore, 2015, qui

Nessun commento:

Posta un commento