mercoledì 28 giugno 2017

#SPILLI / Vincenti, nel senso di coatti (M. Ferrario)

Si dice: da 'uomo solo al comando' a 'uomo solo contro tutti'. 
Ma 'uomo' è una parola grossa.
Qui si tratta solo di un bimbo capriccioso che non molla la palla: si pensa grande, crede di continuare a inanellare gol e sono miseri ripetuti autogol.

Le sconfitte dal 2014?
(a) oltre 2 milioni di elettori in meno alle regionali 2015
(b) perdita di Roma e Torino alle comunali 2015. 
(c) disfatta referendaria del 4 dicembre 2016? 
(d) tracollo alle amministrative dell'altro ieri?

E' una congiura anti-Matteo, giura la sua claque
«Basta parlare di coalizioni, ho vinto le primarie» ('la Repubblica', 28 giugno 2017)

Capita ai 'vincenti': nelle aziende (*) e in politica. 
In quanto 'coatti', non vedono. Non 'possono' vedere. 
Sono costretti a credere di vincere anche quando hanno già perso. 
Il dramma è che in genere, se non vengono fermati in tempo, affondano la nave.

*** Massimo Ferrario, Vincenti, nel senso di coatti, per Mixtura

NATANGELO
'Il Fatto Quotidiano', 28 giugno 2017

(*) #Favoline: C'era una volta il manager Vincente, 'Mixtura', 30 maggio 2015, qui.
#Pin, Vincenti e perdenti, 'Mixtura', 24 maggio 2015, qui

In Mixtura altri contributi di Natangelo qui
In Mixtura ark #Spilli qui

#VIGNETTE / Happy end del Pd (Riccardo Mannelli)

Riccardo MANNELLI
disegnatore, artista
'Il Fatto Quotidiano', 28 giugno 2017

In Mixtura altri contributi di Riccardo Mannelli qui
In Mixtura ark #Vignette qui

#CIT / Chi ha denaro (Corrado Alvaro)


In Mixtura ark #Cit qui

#PUBBLICITA' VINTAGE / Aperol Spritz, Heineken, Latte di vecchia

Aperol Spritz
(via pinterest)

° ° °

 
Heineken, 1953
pubblicità di Frans Mettes, 1909-1984
illustratore olandese
(via pinterest)

° ° °

Latte di Vecchia
primi anni 900
(via pinterest)

In Mixtura ark PubblicitàVintage qui

#SGUARDI POIETICI / Riempilo d'amore (Amado Nervo)

Sempre quando c'è un vuoto nella tua vita,
riempilo d'amore.
Adolescente, giovane, vecchio: 
sempre quando c'è un vuoto nella tua vita, 
riempilo d'amore.
E quando sai di aver davanti a te un periodo vuoto
vai a cercare amore.
Non pensare: "Soffrirò".
Non pensare: "Mi inganneranno".
Non pensare: "Dubiterò".
Vai, semplicemente, in modo trasparente, gioiosamente, 
alla ricerca dell'amore.
Che tipo di amore? 
Non importa. 
Ogni amore è pieno di eccellenza e di nobiltà.
Ama come puoi, ama chi puoi, ama tutto ciò che 
puoi...
però ama sempre.
Non preoccuparti della finalità del tuo amore.
Esso porta con sé la sua finalità.
Non considerarlo incompleto perché non risponde alle tue tenerezze;
l'amore porta con sé la propria completezza

Sempre quando c'è un vuoto nella tua vita, 
riempilo d'amore.

*** Amado NERVO, 1870-1919, Riempilo d'amore, da Pienezza, 1918, da 'il canto delle sirene', 24 giugno 2017, qui - Traduzione leggermente modificata rispetto a quelle diffuse in rete.



Testo originale Llénalo de amor
(qui)
Siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.
Adolescente, joven, viejo:
siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.
En cuanto sepas que tienes delante de ti un tiempo baldío,
ve a buscar al amor.
No pienses: "Sufriré".
No pienses: "Me engañarán".
No pienses: "Dudaré".
Ve, simplemente, diáfanamente, regocijadamente,
en busca del amor.
¿Qué índole de amor?
No importa.
Todo amor está lleno de excelencia y de nobleza.
Ama como puedas, ama a quien puedas, ama todo lo que puedas...
pero ama siempre.
No te preocupes de la finalidad de tu amor.
Él lleva en sí mismo su finalidad.
No te juzgues incompleto porque no responden a tus ternuras:
el amor lleva en sí su propia plenitud.

Siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.

#SENZA_TAGLI / Sinistra (Mauro Biani)

E' nelle parole la politica e la comprensione della politica da parte delle persone. 
Perché è così difficile comprendere "sinistra"? 
Perché si è perso il senso della parola "sinistra". La vergogna dei tanti intellettuali nel dire sinistra, dello spiegare civilmente. «Eguaglianza, libertà e fraternità, che noi traduciamo in solidarietà: e questa non ha a che fare con i buoni sentimenti ma con una pratica sociale che favorisce i legami tra le persone.» (Stefano Rodotà)
O lo schierarsi con gli oppressi, di Don Milani. Perché è così difficile dire che chi non contribuisce alla eguaglianza, persino di redditto (perlomeno dignitoso, cioè un lavoro e una identità), no, non può essere di sinistra. 
Hanno vergogna e giustificano una semi-sinistra che giustifica l'ingiustizia. E la parola si è persa. Non il concetto che è vivissimo per chi lo vive, per chi ha tenerezza e incazzatura quando ne parla.

*** Mauro BIANI, 1967, vignettista, illustratore, blogger, 'facebook', 27 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Mauro Biani qui

#MOSQUITO / Diritti, solo con la lotta (Frederick Douglass)

L’intera storia del progresso della libertà umana mostra che tutte le concessioni fatte alle sue nobili rivendicazioni sono il frutto di un duro combattimento... Se non c’è lotta, non c’è progresso; coloro che predicano la libertà e condannano l’agitazione sono uomini che vogliono raccogliere senza avere arato, vogliono la pioggia senza tuoni e fulmini, l’oceano senza l’impressionante mugghiare delle sue onde. Questa lotta può essere morale o fìsica, o l’una cosa e l’altra, ma dev’essere una lotta. Il potere non concede nulla senza che lo si esiga. Non l’ha mai fatto e non lo farà mai. Può darsi che gli uomini non ottengano in questo mondo tutto ciò per cui pagano, ma devono certamente pagare ciò che ottengono. Se vogliamo liberarci dall’oppressione e dalle ingiustizie accumulate su noi, dobbiamo pagare per la loro rimozione. Dobbiamo far questo con il lavoro, con la sofferenza, con il sacrificio e, se è necessario, con la nostra vita e con la vita di altri. 

*** Frederick DOUGLASS, 1818-1895, leader afroamericano, 1857, citato da Lerone Bennett, esperto statunitense di storia afroamericana, Martin Luther King, L’uomo di Atlanta, Claudiana, 2000


In Mixtura ark #Mosqito qui

martedì 27 giugno 2017

#TAVOLE / Comunali 2017, confronto con precedenti


° ° °

'La Stampa', 27 giugno 2017, qui

#CIT / Agitatore (Karl Kraus)


In Mixtura altri contributi di Karl Kraus qui

#VIGNETTE / Resuscitato (Vauro)

VAURO
'Il Fatto Quotidiano', 27 giugno 2017

In Mixtura ark #Vignette qui

#SPOT / Scienza e google

(via twitter e facebook)

In Mixtura ark #Spot qui

#SCRITTE / E la bomba atomica no?

(via pinterest)

In Mixtura ark #Scritte qui

#SGUARDI POIETICI / Domanda (Fuad Rifka)

Nell’ora che il corpo sarà terra, la terra sabbia
e polvere la sabbia, nell’ora in cui
ogni cosa sarà polvere, perché temere?
Finiremo così, naturalmente,
come un fiore di campo, 
come un fiore che dice:
«È già tempo di neve, amico mio, 
e le stagioni prossime a finire».

Siamo reti sospese
sull’abisso 

*** Fuad RIFKA, 1930-2011, docente di filosofia e poeta siriano-libanese, Domanda, da L’ultima parola sul pane, Edizioni del Leone, 2008, citato da Ottavio Rossani, blog ‘poesia’, 'Corriere della Sera', 16 aprile 2008,  qui
Anche in 'losguardopoIetico', 373, 29 giugno 2014
https://de.wikipedia.org/wiki/Fuad_Rifka


In Mixturta altri contributi di Fuad Rifka qui

#SENZA_TAGLI / E tutti a stupirsi (Alessandro Gilioli)

Il Pd emula la destra sull'economia. 
Il M5S emula la destra sui migranti. 
E tutti a stupirsi che vinca l'originale.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, 'facebook', 26 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Alessandro Gilioli qui

#MOSQUITO / Propaganda politica (Erich Fromm)

Come la pubblicità con il cliente, così i metodi della propaganda politica tendono ad accrescere il sentimento di insignificanza del singolo elettore. La ripetizione di slogan, e l'insistenza su fattori che non hanno nulla a che vedere con il problema in discussione, ottundono le sue capacità critiche.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Fuga dalla libertà, 1941, Edizioni Comunità, 1961, Mondadori, 1994


In Mixtura altri contributi di Erich Fromm qui 

#SENZA_TAGLI / Pd e Renzi (Enrico Mentana)

La questione del pd dopo il voto comunale è presto spiegata: il partito continua a perdere presa nella società, la sconfitta del referendum non è stata digerita, al venir meno della vocazione maggioritaria non si è sostituito un altro patto con l'elettorato di riferimento. L'anima della sinistra accettava Renzi perché vincente. Un Renzi normalizzato può solo finire in graticola. Gli avversari lo sanno, pronti al rituale dell'Assassinio sull'Orient Express. E ciò che si muove alla sinistra del pd ha poco di nuovo e troppo di antico. Spira un vento francese sul centro sinistra italiano, ma senza l'ombra di un Macron e con tanti aspiranti Melenchon

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 26 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

lunedì 26 giugno 2017

#CIT / Partiti e elettori (Corrado Guzzanti)


In Mixtura altri contributi di Corrado Guzzanti qui
In Mixtura ark #Cit qui

#MANIFESTI POLITICI / Mamma e papà salvateci

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

#SPILLI / Resuscitato un morto (M. Ferrario)

Il centrosinistra perde la roccaforte storica di Genova e la roccaforte simbolica di Sesto San Giovanni. E consegna al centrodestra Alessandria, Asti, Catanzaro, Como, Cosenza, L'Aquila, La Spezia, Lodi, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona. 
Il centrodestra perde, a favore del centrosinistra, Cuneo, Lecce, Padova, Taranto.

Nei comuni con oltre 15mila abitanti il centrodestra passa da 5 a 15 comuni, il centrosinistra da 14 a 4. 

L'affluenza al ballottaggio è stata del 46%: meno 12 punti rispetto al primo turno. Un dato, questo, che, senza drammatizzare, ha del drammatico, per la qualità della democrazia e la legittimazione politica dei suoi atti.

Dal 2014 il Pd di Matteo Renzi ha costantemente e pervicacemente perso: milioni di elettori lo hanno abbandonato.

Negare che anche questa prova, dopo le precedenti, sia stata un tracollo per il Pd parrebbe impossibile. 
Eppure, Renzi ci riesce. 
Scrive a caldo su 'facebook' (qui):
«I risultati delle amministrative 2017 sono a macchia di leopardo. Come accade quasi sempre per le amministrative. Nel numero totale di sindaci vittoriosi siamo avanti noi del PD, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché. Ci fanno male alcune sconfitte, a cominciare da Genova e l'Aquila ma siamo felici delle affermazioni di Sergio a Padova, di Rinaldo a Taranto, di Carlo a Lecce. Ma più in generale da Ermanno a Cernusco sul Naviglio fino a Francesca a Sciacca, da Marco a Mira fino a Tommaso a Molfetta tutta Italia vede risultati belli e sorprendenti di alcuni dei nostri. 
Menzione speciale per Veneto e Puglia, regioni dove andiamo meglio del previsto. 
Peggio del solito Liguria e Emilia Romagna. 
Luci e ombre in tutte le altre zone.
Questi sono i dati veri. 
Ovviamente i commenti per una settimana saranno i soliti, consueti, apocalittici. Qualcuno dirà che ci voleva la coalizione, ignorando che c'era la coalizione sia dove si è vinto, sia dove si è perso. Qualcuno dirà che questo risultato è un campanello d'allarme, non si capisce per cosa e perché visto che in un comune perdi, in quello accanto vinci. Gente che non ha mai preso un voto commenterà con enfasi dimenticando che i candidati contano più del dibattito nazionale nello scegliere un sindaco. »

Mi sembra ormai evidente che, come accade a tutti i malati di Io ipertrofico, i quali non possono ammettere di essere quel che sono pena il crollo tragico della propria autoimmagine, per qualcuno si pone un caso di vista. O di sordità. 
Essere scollati dalla realtà è grave sempre: per sé stessi. Ma se si è figure pubbliche in perenne 'trip' da potere, è drammatico: per gli altri.

Un fatto, comunque, questo voto ha 'scientificamente' dimostrato: chi si è meritato Renzi, ora si merita Berlusconi.
Perché Berlusconi è tornato. Nel senso che siamo riusciti a resuscitare un morto.
E' incredibile. Ma noi italiani siamo capaci di fare anche questo.

*** Massimo Ferrario, Resuscitato un morto, per Mixtura.


In Mixtura ark #Spilli qui

#SGUARDI POIETICI / Senza parlar del come (Akiko Yosano)

Senza parlar del come, 
senza pensare al poi,
senza chiederci fama o nome,
qui, amando l'amore,
tu e io ci guardiamo.

*** Akiko YOSANO, 1878-1942, poetessa giapponese, Senza parlar del come, in ‘malinconia leggera’, 21 novembre 2011, qui
Anche in 'losguardopoIetico', 302, 14 aprile 2014


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#VIGNETTE / Genova (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Genova, vittoria del centro-destra, 'il manifesto', 26 giugno 2017

In Mixtura ark #Vignette qui

#MOSQUITO / Inchinarsi al successo (Fëdor Dostoevskij)

Ancora sedicenne, li osservavo con cupa meraviglia; già allora mi stupivano la grettezza del loro pensiero, la stupidità delle occupazioni, dei giochi, dei discorsi loro. Non capivano certe cose così indispensabili, non s'interessavano di argomenti così suggestivi e impressionanti che per forza presi a considerarli inferiori a me. Non era la vanità offesa che mi ci spingeva, e, per amor di Dio, non venitemi avanti con le obiezioni convenzionali, rancide fino alla nausea, che io non facevo che sognare, mentre essi già allora capivano la vita reale. Nulla essi capivano, nessuna vita reale, e vi giuro che questo, appunto, era ciò che più m'indignava in loro. Al contrario, la realtà più evidente, più abbagliante la percepivano in modo fantasticamente sciocco e già allora si abituavano ad inchinarsi nient'altro che al successo. Di tutto ciò che era giusto, ma umiliato e oppresso, ridevano crudelmente e vergognosamente. La posizione la consideravano ingegno; a sedici anni discorrevano già di comodi posticini. Naturalmente, in questo molto derivava dalla stupidità, dal cattivo esempio che aveva sempre circondato la loro infanzia e adolescenza. Erano depravati fino alla mostruosità. S'intende che anche qui c'era soprattutto esteriorità, soprattutto cinismo ostentato, s'intende che la giovinezza e una certa freschezza trasparivano anche in loro perfino attraverso la depravazione; ma in loro non era attraente nemmeno la freschezza e si manifestava come una specie di bricconeria. Io li odiavo tremendamente, sebbene fossi magari peggio di loro. Essi mi ripagavano della stessa moneta, e non nascondevano la propria ripugnanza per me. Ma io non desideravo più il loro affetto; al contrario, avevo sempre sete della loro umiliazione. 

*** Fëdor DOSTOEVSKIJ, 1821-1881, scrittore russo, A proposito della neve bagnata, in Memorie dal sottosuolo, 1864, Bur, 2012


In Mixtura altri contributi di Fëdor Dostoevskij qui

domenica 25 giugno 2017

#PIN / Guarigione, un senso (MasFerrario)

twitter, 24 gennaio 2013

In Mixtura ark #Pin qui

#SPOT / Evoluzione? (Jean Jullien)

Jean JULLIEN, 1983
artista grafico francese residente a Londra

In Mixtura altri contributi di Jean Jullien qui
In Mixtura ark #Spot qui

#CIT / Fallimenti (Sergio Bambarén)


In Mixtura ark #Cit qui

#SGUARDI POIETICI / Di cosa si tratta (Franco Marcoaldi)

Si tratta di tornare da luoghi
dove mai siamo arrivati. Di pensare 
pensieri così a lungo sopiti 
da essersi ormai inabissati. 
Si tratta di cogliere con grata 
sorpresa minuscoli fiori di campo, 
di estrarre essenze infinite 
da specie ordinarie lasciate 
stupidamente a languire davanti
alla porta. Di cominciare a vivere,
ecco di cosa si tratta. 

*** Franco MARCOALDI, 1955, giornalista, scrittore e poeta, Di cosa si tratta, da Franco Marcoaldi, Il tempo ormai breve, Einaudi, 2008.
Anche in 'losguardopoIetico', 278, 15 marzo 2014


In Mixtura altri contributi di Franco Marcoaldi qui
In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#LINK / Ius Soli, italiani senza cittadinanza (Angela Gennaro)

Quelle di Fioralba, Xavier, Cristian, Emmanuel, Sonny, Christabel, Camila, Sandro, Monia, Charlotte sono storie di cittadinanza mancata. A volte, infine, conquistata. Ma la cui assenza ogni volta ha cambiato il corso delle loro vite. 
“Quando lavoravo in negozio le signore italiane mi parlavano lentamente e puntualmente si stupivano di quanto parlassi bene italiano”, racconta Christabel, accento romano di Roma, sorriso contagioso e genitori della Sierra Leone. “Da quanto tempo sei in Italia, mi sono sempre sentita chiedere. Sono nata a Roma, rispondo. Sì, ma da quanto? Da tutta la vita, signora”.  (...)

*** Angela GENNARO, giornalista, Ius Soli, le ambizioni dimezzate degli italiani senza cittadinanza: “Ammessa a università prestigiose a Londra, ho dovuto rinunciare”, 'ilfattoquotidiano.it', 24 giugno 2017

LINK articolo integrale (+ VIDEO) qui

#MOSQUITO / Barbari (Altiero Spinelli)

... l'opinione, del tutto ingiustificata, che le forme di civiltà barbarica siano connesse con uno stadio di conoscenze tecniche molto basse, e che siano perciò oggi impossibili. In realtà sono solo connesse con atteggiamenti spirituali molto elementari, e possono star benissimo assieme agli aeroplani e alla radio.

*** Altiero SPINELLI, 1907-1986, politico e scrittore, fondatore dell'Unione Europea, Gli stati uniti d'Europa e le varie tendenze politiche: 1, 1944, anche in 'http://dizionari.corriere.it/dizionario-citazioni', qui
Il saggio Gli Stati Uniti d’Europa e le sue tendenze politiche, insieme a quello intitolato Politica marxista e politica federalista, fu pubblicato in Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, Problemi della federazione europea, pubblicato e curato da Eugenio Colorni nel 1944 (con ulteriori edizioni). I medesimi saggi sono stati poi riprodotti in A. Spinelli, Il progetto europeo, Bologna, 1985. (qui)


In Mixtura altri contributi di Altiero Spinelli qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

sabato 24 giugno 2017

#MOSQUITO / Profili, non più persone (Stefano Rodotà)

Ma già viviamo l’eclisse dell’autonomia della persona nel tempo del capitalismo «automatico». Grazie a un’ininterrotta raccolta di informazioni sulle persone, la costruzione dell’identità è sempre più affidata ad algoritmi, sottratta alla decisione e alla consapevolezza individuale. Possiamo dire che stiamo passando da Cartesio a Google. Non si può parlare dell’identità con le parole «io sono quello che io dico di essere», bensì sottolineando che «tu sei quel che Google dice che tu sei». Partendo da questa constatazione, la persona viene conosciuta e classificata, la sua identità è affidata ad algoritmi e tecniche probabilistiche, si instaura una sorta di determinismo statistico per quanto riguarda le sue future decisioni, sì che la persona, declinata al futuro, rischia d’essere costruita e valutata per sue possibili propensioni e non per le sue azioni. Così, la separazione tra identità e intenzionalità, oltre a una «cattura» dell’identità da parte di altri, conferma una tendenza verso un progressivo allontanarsi dall’identità come frutto dell’autonomia della persona. Diventiamo sempre più «profili», merce pregiata per un mercato avido di informazioni, e sempre meno persone. Si appanna, fino a scomparire, la forza dell’umano nella costruzione del sé, ed è faticosa la ricerca di vie per reinventare l’identità nel tempo della tecnoscienza. 

*** Stefano RODOTA', L'uso umano degli esseri umani, 'MicroMega', 8, 2015


In Mixtura altri contributi di Stefano Rodotà qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#VIGNETTE / Rodotà se n'è andato (Vauro)

VAURO
'Il Fatto Quotidiano', 24 giugno 2017

In Mixtura ark #Vignette qui

#CIT / Amo, la parola più pericolosa (Tiziano Sclavi)


Questa battuta è attribuita all'attore e comico americano Groucho Marx, e gioca sul fatto che in italiano la parola "amo" può assumere due significati diversi; ma è evidentemente una falsa attribuzione, visto che in inglese la frase perderebbe il suo significato umoristico ("amo", inteso come uncino per pescare, in inglese si dice "hook"; "amo" voce del verbo amare, "I love). 

In realtà si tratta di una battuta di Groucho, il personaggio di Dylan Dog creato da Tiziano Sclavi. 
La battuta originale, tratta dall'albo n. 91 del 1994 intitolato Metamorfosi, è la seguente: 
"Sai qual è la parola più pericolosa per il pesce e per l'uomo? Amo". 

Questo non è l'unico caso in cui il personaggio di fantasia Groucho viene confuso con il comico Groucho Marx, e non si pensi che nell'equivoco caschino solo ingenui ragazzini frequentatori di facebook! Questa stessa battuta, tanto per fare un esempio, si trova citata, attribuita al comico americano, anche in un libro "serio" intitolato Come parla un terapeuta. La ristrutturazione strategica, pubblicato nel 2014 da Bernardo Paoli per l'editore Franco Angeli. Ennesima dimostrazione di come il "virus" delle citazioni errate presenti su internet si stia diffondendo anche nei libri, i cui autori copiano con leggerezza le citazioni che preferiscono senza verificarne le fonti - o magari senza fare prima una visitina su Aforismario...
(da aforismario.net, qui)

In Mixtura ark #Cit qui

#SGUARDI POIETICI / Istruzioni per l'uso della gioia (Franco Arminio)

La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie
fa il vuoto.
Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.
Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa.
Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
L’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.
Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi.

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, paesologo,  Istruzioni per l'uso della gioia, 'facebook', 17 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Franco Arminio qui
In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#RACCONTId'AUTORE / La principessa più forte del mondo (Marina Valcarenghi)

C’era una volta una giovane principessa che non era solo molto bella, ma anche molto forte. Riusciva a salire in groppa a un cavallo in corsa. Nei duelli con la lancia e con la spada nessuno riusciva a disarmarla. Nelle battaglie era sempre in prima fila e se aveva paura non si sa, ma certamente non si vedeva. Si arrampicava sugli alberi ma proprio fino in cima dove non arrivava nessuno e a braccio di ferro nemmeno i pugili riuscivano a resisterle.

I suoi genitori le volevano molto bene ma non erano gran che contenti. Spesso borbottavano:
«Figlia cara, uomo dovevi nascere tu! Chi vorrà prenderti in moglie? Tu fai paura, non tenerezza e i giovanotti hanno paura di lasciarci la pelle in un matrimonio con te!»
«Se hanno paura che se ne stiano a casa dalla loro mammina» rispondeva spavalda la principessa Flavia scuotendo l’onda di capelli scuri che le scendeva sulla fronte. «Come posso sposare un uomo che ha paura di me? Io sposerò solo chi riuscirà a farmi scendere dal mio cavallo e non me ne importa niente che sia un principe o un contadino, un guerriero o un poeta.»

Le sue amiche si sposavano e lei rimaneva sola. Ogni tanto si presentava al castello un cavaliere e sfidava la principessa Flavia e ogni volta ognuno di loro veniva regolarmente disarcionato in un batter d’occhio.
«Flavia» le dicevano le sue amiche, «perché non fai finta, soltanto finta di essere un po’ più debole? Che cosa te ne importa, dopo tutto?»
E la principessa rispondeva: «Mi vergognerei per me e anche per la persona che dovrei imbrogliare.»
«Rimarrai sola» le dicevano le sue amiche, «e la solitudine non è bella.»
«La solitudine... la solitudine...» mormorava la principessa e si perdeva nei suoi pensieri.

Intanto Flavia continuava a vivere per conto suo, a galoppare selvaggiamente sul suo cavallo, a correre a perdifiato per i prati, a nuotare nei torrenti, a tirare l’arco e a starsene ore e ore sotto un albero con lo sguardo perso.

Un giorno si presentò alla corte di Flavia un cavaliere: «Sono il principe di Agadir» dichiarò. «Voglio sfidare e vincere la principessa Flavia per farla mia sposa.»
Anche questa volta furono fatti i preparativi sulla piazza del paese e una gran folla corse quel giorno a vedere la sfida. I due guerrieri, il principe e la principessa, erano uguali, imprigionati nelle loro armature che li coprivano dalla testa ai piedi.
E uguali erano i loro cavalli bianchi.

Al segnale dei trombettieri partirono l’uno contro l’altra. Si sentì un gran rumore di lance e di spade, una fitta polvere si sollevò intorno ai combattenti in un silenzio pieno di attesa. Era una mischia furibonda: i due cavalli nitrivano impazziti, ma alla fine uno dei due cavalieri volò per aria e ricadde a terra come un sacco. Chi era? Il re e la regina, tutta la gente tenevano il fiato sospeso: questa volta era stata una vera battaglia, non come nel passato, quando i cavalieri sfidanti cadevano giù al primo colpo come pere cotte.
Il cavaliere vincente si avvicinò al palco del re, si inchinò leggermente, si tolse l’elmo e il cimiero e una cascata di capelli neri cadde sulla corazza. Ancora una volta Flavia aveva vinto.

Dopo il principe di Agadir fu il turno di un giornalista romano, di un capitano bretone e di un chitarrista cileno. Tutti, armati fino ai denti, finirono a mangiare la polvere abbracciati ai loro cavalli. Ormai a sposare Flavia nessuno ci pensava più. E lei ci pensava meno degli altri, oltre a tutto gli anni erano passati.

Un giorno si presentò a corte un cavaliere: era bello, grande e bruno e il suo cavallo era nero. Non disse chi era né da dove veniva. Il suo viso era pallido e il suo sorriso gentile. Chiese di sfidare la principessa a duello. Anche per lui vennero fatti i preparativi: la piazza era piena di folla e di bandiere, c’era la musica e si vendevano i gelati. Nessuno voleva perdersi lo spettacolo dell’ultimo cavaliere che rotolava per terra come un pupazzo.

I trombettieri suonarono la prima volta e apparvero sulla spianata i due cavalieri. Si sentì un coro di oh oh! di meraviglia. L’uomo era sul suo cavallo nero senza alcuna armatura. Indossava una tunica bianca con un sole e una luna ricamati all’altezza del cuore; nelle mani non stringeva nessuna arma, ma un ramo di fiori di lillà.
«Àrmati cavaliere o ti farà a pezzi!» si sentì gridare dalla folla. «Prendi la spada non fare il matto!». «Attento a te, quella donna è un drago!»

Flavia stava muta al suo posto con la visiera calata. E il cavaliere stava serio sul suo cavallo in attesa. I trombettieri finalmente diedero il via e i cavalli partirono al galoppo. Quando furono uno accanto all’altro, la principessa alzò la spada per tirare un fendente, e allora il cavaliere alzò la mano senza toccarla fissando con un sorriso la fessura dell’elmo che nascondeva gli occhi di Flavia. La spada le cadde di mano e il cavaliere circondò il collo della principessa con il ramo di lillà.

Allora Flavia scese da cavallo, si liberò del cimiero, dell’elmo, della corazza, dei gambali e rimase con il suo solito vestito bianco.
Anche il cavaliere allora scese da cavallo; i due si presero per mano e si diressero verso il palco dove il re e la regina li aspettavano a bocca aperta.

«Ecco» disse Flavia: «l’uomo che non ha paura di me e non ha bisogno di farmi paura; io non so chi sia; ma lui sarà il mio sposo.»

*** Marina VALCARENGHI, 1960, psicoanalista di matrice junghiana, saggista e scrittrice, Il buio è un cavaliere, Tranchida, Milano, 1999


In Mixtura altri contributi di Marina Valcarenghi qui
In Mixtura ark #Raccontid'Autore qui

#MOSQUITO / Partire, l'importante (Luigi Malerba)

Caro lettore, alla fine della mia Odissea, dopo aver ucciso tutti i Proci, Ulisse lascia Penelope e parte di nuovo. Perché lo fa? Perché Ulisse non è un personaggio ma è una mania. Una mania che costringe l’uomo a partire. Sempre. Una mania che alcuni ce l’hanno, altri no. Se anche tu ce l’hai, sappi che nel porto c’è una nave che ti aspetta. Non preoccuparti per la valigia. Non chiedere il prezzo del biglietto. Non chiedere la destinazione. L’importante è partire. 

*** Luigi MALERBA, 1927-2008, scrittore e sceneggiatore, Itaca per sempre, 1997, Mondadori, 2016


In Mixtura ark #Mosquito qui

venerdì 23 giugno 2017

#CIT / Libertà di pensare (Alain De Botton)


In Mixtura altri contributi di Alain De Botton qui
In Mixtura ark #Cit qui

#IN_LETTURA / Mauro Cano, Deborah DeWit, Sally Storch

Mauro CANO, 1978
artista argentino
(via pinterest)

° ° °

Deborah DEWIT, 1956
artista statunitense
(via pinterest)

° ° °

Sally STORCH
artista statunitense
(via pinterest)

In Mixtura altri contributi di Deborah Dewit qui
In Mixtura ark #In Lettura qui

#SPOT / Burocrazia (Franco Matticchio)


Franco MATTICCHIO, 1957
illustratore e pittore

In Mixtura ark #Spot qui

#SGUARDI POIETICI / Quando ammetterai (Stefano Bianchi)

Il gioco più bello non ti serve più
se non hai con chi giocarlo.

Le ore più serene, serene non son più
se non hai con chi passarle.

La cena più buona non ti sazia
se non hai a chi offrirne.

Le parole più belle sono sorde
se una volta una non le dici a chi può ascoltarle.

Il vestito più elegante non ti abbellisce affatto
se nessuno te l’ha detto.

I soldi e la casa muoiono con te
se non hai a chi lasciarli.

Il viaggio più bello ti annoia
senza chi guardi fuori il finestrino
le montagne che scappano lontano. 

Aver ragione è stupido
se non hai chi ti dà torto.

Quel che sei non è 
se non riflette gli occhi di chi guarda. 

Quando lo ammetterai… 

Sta’ allegro amico 
è solo la vita che ricomincia
i tuoi sogni che iniziano ad avverarsi. 

*** Stefano BIANCHI, 1972, poeta, Quando ammetterai, da E’ proprio in domeniche come questa, Fara edizioni, 2006, citato in ‘farapoesia’, qui
Anche in 'losguardopoietico', 7, 23 dicembre 2012


In Mixtura altri contributi di Stefano Bianchi qui
In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#BREVITER / Onestà e competenza (mf)

MasFerrario, 'facebook', 22 giugno 2017, qui

In Mixtura ark #Breviter qui

#SENZA_TAGLI / Lashkar-gah, Afghanistan, non esiste (Cecilia Strada)

Oggi in Afghanistan c'è stato un altro bagno di sangue. Apro la posta: è Roberto, dall'ospedale di Emergency a Lashkar-gah.

"Chissà se qualcuno dalle nostre parti saprebbe localizzare in una mappa la cittadina di Lashkar-gah? No, non credo onestamente.
Eppure Lashkar-gah esiste, ed è pure una città importante qua. Ha circa 250mila abitanti ed è il capoluogo della regione. Come Bologna o Firenze. Solo che non è Firenze e neanche Kabul. Nessuno la conosce. E se nessuno la conosce nessuno ne parla. E se nessuno ne parla, per la nostra gente non esiste.
Invece oggi qua, nella città fantasma, a mezzogiorno è esplosa un'autobomba alla Kabul bank, a 150 metri dal nostro ospedale.
Prima si è sentito lo spostamento d'aria, poi un sacco di polvere, poi sono cominciati a piovere detriti, pure il parafango di una macchina nel nostro giardino. È saltata qualche finestra, un pezzo di controsoffitto del corridoio delle corsie è venuto giù.
Poi, i soliti minuti interminabili di silenzio, il nostro, e di spari serrati, fuori dal cancello.
Poi il fiume di gente. Prima uno alla volta, poi un'onda di sangue e ossa.
Una settantina ne sono arrivati. Una quindicina ne sono morti, molti prima dell'arrivo in ospedale.
Stiamo finendo adesso di sistemare le cose, qualcuno attende ancora la sala operatoria, i chirurghi, gli anestesisti e gli infermieri sono dentro da stamattina.
Fuori dal cancello è pieno di gente che piange, li si sente da dentro il pronto soccorso.
Ma è successo a Lashkar-gah, come succede da 15 anni di continuo.
E Lashkar-gah non esiste".

La guerra è. Buon lavoro, ragazzi.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 22 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Cecilia Strada qui

#MOSQUITO / Sulla bellezza (Bruno Munari)

Se volete poi sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos'è esattamente, consultate una storia dell'arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quello che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quello che piace.

*** Bruno MUNARI, 1907-1998, artista, designer, saggista, da Arte come mestiere, Laterza, 1966


In Mixtura altri contributi di Bruno Munari  qui
In Mixtura ark #Mosquito qui