giovedì 14 dicembre 2017

#SGUARDI POIETICI / abbiamo così tanto in comune (Luciano Chenet)

abbiamo così tanto in comune
sarebbe un peccato non vedersi più
anche tu sei cresciuta correndo per le strade
e hai vissuto la gioia dei piccoli doni
aspettavi con ansia di rivedere un film
ed eri pronta a correre per cercare una ragione

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi quando il bene ed il male ci sembravano esistere
entrambi in cima alla loro barriera
correvamo a cercare una giustizia
non pensavamo esistesse un compromesso

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi il tempo in cui tutto doveva accadere
e aspettavi seduta su un muretto
non ti stancavi mai di vedere gente passare
convinta che non fosse ancora il tuo momento

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più

*** Luciano CHENET, Abbiamo così tanto in comune, 'facebook', 12 dicembre 2017, qui


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#SENZA_TAGLI / Rancore, non c'è più un'agenda sociale condivisa (Giovanni De Mauro)

Sentimento di avversione profonda, di risentimento verso una persona, un ambiente, una situazione, specialmente maturato in seguito a un’offesa o a un torto e non manifestato apertamente: è la definizione della parola “rancore” sul dizionario. Ed è anche la definizione dell’Italia del 2017 secondo l’ultimo rapporto del Censis, l’istituto di ricerca che ogni anno tenta di fotografare la situazione sociale del paese.

“La ripresa economica c’è e l’industria va”, scrive il Censis, ma “non si è distribuito il dividendo sociale di questa ripresa e il blocco della mobilità sociale crea rancore”, coinvolgendo anche il ceto medio, oltre ai gruppi collocati nella parte più bassa della piramide sociale, “con esibizioni di volta in volta indirizzate verso l’alto, attraverso i veementi toni dell’antipolitica, o verso il basso, a caccia di indifesi e marginali capri espiatori, dagli homeless ai rifugiati”.

Alla domanda su come reagirebbero se la figlia sposasse una persona con determinate caratteristiche, il 66,2 per cento dei genitori italiani si opporrebbe a un matrimonio con una persona di religione islamica, il 48,1 per cento con una persona più anziana di almeno vent’anni, il 42,4 con una persona dello stesso sesso, il 41,4 con un immigrato, il 27,2 con una persona di origini asiatiche, il 26,8 con una persona che ha già figli, il 26 con una persona di un livello di istruzione molto più basso, il 25,6 con una persona di origini africane e il 14,1 per cento si opporrebbe al matrimonio della figlia con una persona di una condizione economica molto più bassa.

Nell’Italia del 2017 non c’è più un’agenda sociale condivisa, conclude il rapporto del Censis, e “senza un rinnovato impegno politico e un diverso esercizio del potere pubblico, senza la preparazione di un immaginario potente, resteremo nella trappola del procedere a tentoni”.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Intrnazionale', Rinnovato, 7 dicembre 2017, qui


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#MOSQUITO / Coincidenze, 'entanglement' (Piergiorgio Odifreddi)

Ci sono due tipi di «coincidenze significative»: quelle che le persone normali sperimentano come «casi strani della vita», e quelle che le persone anormali presentano come «esperienze paranormali». E ci sono due forme di atteggiamenti contrapposti e complementari al proposito: il credulone vedrà sempre all’opera una causalità soprannaturale, e l’incredulone sempre soltanto una pura casualità naturale. 
Inutile dire che il credulone ha sempre torto, ed è dunque soltanto un grande stupido. L’incredulone invece ha quasi sempre ragione, ma a volte sbaglia pure lui, ed è dunque un piccolo stupido. Esistono infatti situazioni per le quali Carl Gustav Jung usava il termine sincronicità, e che definiva come «la relazione che lega due eventi che non sono collegati causalmente, ma neppure casualmente». 
Sorprendentemente, l’esempio più inequivocabile di sincronicità viene dalla meccanica quantistica e si trova nel misterioso fenomeno dell’entanglement, che dimostra che ci sono più cose interconnesse in cielo e in Terra di quante ne sognassimo. Non è proprio la stessa cosa del vudù, che appartiene alla categoria delle scienziaggini, ma certo ci assomiglia vagamente, pur appartenendo alla categoria delle verità scientifiche.

*** Piergiorgio ODIFREDDI, 1950, logico, matematico, saggista, Coincidenze, in Dizionario della stupidità, Bur, 2017


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#VIGNETTE / Vitalizi e ius soli (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 13 dicembre 2017

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mercoledì 13 dicembre 2017

#FAVOLINE / Natale, il nonno e la bambina (MasFerrario)


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#FUMETTI / Una dozzina di rose (Charles M. Schulz)

Charles SCHULZ, 1922-2000
fumettista statunitense
(via pinterest)

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#HUMOR / Bed and Breakfast

(via pinterest)

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#QUADRI / Ricardo Sanz, Jack Vettriano, Robert McGinnis

Ricardo SANZ, 1957
pittore spagnolo
(via pinterest)

° ° °

Jack VETTRIANO, 1951
pittore scozzese di origini italiane
(via pinterest)

° ° °

Robert McGINNIS, 1926
artista statunitense
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Il mio Natale (Sara Ferraglia)

Il mio Natale canta  
con voce di bambino
coi palmi delle mani
vuoti e rivolti al cielo,
a un pensiero divino,
ad implorare pace.

Il mio Natale cerca
negli occhi della gente
briciole di speranza,
amore e compassione
per chi non ha più niente,
cerca piccoli avanzi. 

Il mio Natale piange
per dolce commozione
se ascolta una canzone
appena sussurrata
dietro la timidezza
di un bimbo piccolino.

Il mio Natale anziano
ricorda con dolcezza
cene frugali e pranzi
colmi del necessario
per stare bene insieme,
stringendosi la mano.

Il mio Natale chiede
al giovane Natale
che scappa via veloce
nascosto nell’iphone
un regalo speciale:
- Fammi gli auguri a voce…-

*** Sara FERRAGLIA, poetessa e scrittrice, Il mio Natale, 'sarapoesie', 24 dicembre 2016, qui


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#MOSQUITO / L'anima, i due mondi (Carl Gustav Jung)

L’anima vostra è bisognosa perché il suo mondo è inaridito. Se guardate fuori di voi vedrete il bosco lontano, i monti e ancora più in alto il vostro sguardo si aprirà agli spazi siderali. E se guardate dentro di voi vedrete anche qui cose vicine, lontane e infinite perché il mondo interiore è altrettanto infinito di quello esterno. Allo stesso modo in cui, tramite il vostro corpo, partecipate della natura multiforme del mondo, così tramite l’anima vostra partecipate della natura multiforme del mondo interiore. Questo mondo interno è davvero infinito e per nulla più povero di quello esterno. L’essere umano vive contemporaneamente in due mondi. Chi è folle vive qui o là, mai però sia qui che là.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Il Libro Rosso, scritto nel corso degli anni 1913-1930, 2009, Bollati Boringhieri, 2012-2014.


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#SENZA_TAGLI / Egoismo, una storia e il percorso psicoterapico (Roberto Ruga)

L’egoismo è considerato da molti l’origine di tutti i mali dell’uomo. Quando la persona sofferente si rivolge allo psicoterapeuta è ripiegata su se stessa, incapace di procedere, chiusa nel suo guscio narcisistico, bloccata. Il suo mondo è perciò limitato, i suoi desideri sono ristretti, la sua visione delle cose è circoscritta. Il suo animo si è impoverito.

La storia che segue, oltre alle evidenti differenze, ha alcune interessanti affinità con ciò che accade in un processo psicoterapeutico, che mira a fare della persona sofferente qualcosa per cui era “destinata” ad essere, senza ancora saperlo.

Le analogie tra ciò che succede al protagonista Bambù e al paziente in analisi non sono del tutto evidenti e rientrano in un delicato discorso “tecnico”, ma se si legge questa poetica storia col cuore, io credo che si proverà lo stesso sollievo e la stessa pienezza interiore che avverte il paziente alla fine del suo percorso.

Ecco la storia:
In un magnifico giardino cresceva un bambù dal nobile aspetto. Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi. Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva robusto e bello. Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice. 
Un giorno, il Signore gli disse: “Caro bambù, ho bisogno di te”. 
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato creato e disse, con grande gioia: “Signore, sono pronto. Fa' di me l'uso che vuoi”. 
La voce del Signore era grave: “Per usarti devo abbatterti!”. 
Il bambù si spaventò: “Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi del tuo giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi”.
“Mio caro, bambù”, continuò il Signore, “se non posso abbatterti, non posso usarti”. 
Il giardino piombò in un profondo silenzio. Anche il vento smise di soffiare. 
Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò: “Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi”. “Mio caro bambù”, disse ancora il Signore, “non solo devo abbatterti, ma anche tagliarti i rami e le foglie”. 
“Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie! ”. 
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volò via. Tremando, il bambù disse fiocamente: “Signore, tagliali”.
"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso fare questo, non posso usarti”. 
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò: “Signore, spacca e strappa”. 
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami e le foglie, lo spaccò in due e gli estirpò il cuore. Poi lo portò dove sgorgava una fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità. Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell'amato bambù e diresse l'altra verso i campi inariditi. La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e raggiunse i campi. Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo. 
Così il bambù divenne una grande benedizione, anche se era stato abbattuto e distrutto. Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso e si specchiava nella propria bellezza. Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno. 
Noi la chiamiamo “sofferenza”. Dio la chiama “ho bisogno di te”.

Spiegare le analogie e le differenze tra questa storia e il percorso psicoterapico è una questione complessa, perciò mi limito a sintetizzare l’essenziale.
Il nostro “destino psicologico” è quello di realizzare la nostra vera natura, assecondando il nostro talento e rendendoci così utili agli altri.
Quando subiamo un lutto e perdiamo un padre, una madre, un fratello o un figlio, ripetiamo a noi stessi: “lo avrei voluto per me per altro tempo ancora”.
La nostra sofferenza si fonda sulla paura della solitudine e la paura alimenta il desiderio di possesso, che diventa egoismo. Ma non ci sentiamo soli quando diveniamo ciò che siamo.

*** Roberto RUGA, psicologo e psicoterapeuta, Egoismo, 'facebook', 4 dicembre 2017, qui


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martedì 12 dicembre 2017

#FAVOLINE / Il nonno e google (MasFerrario)


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#IN_LETTURA / Aaron A. Shikler, Carl V. Holsøe, Joseph Dawson

Aaron Abraham Shikler, 1922-2015
pittore statunitense
(via pinterest)

° ° °

Carl Vilhelm Holsøe, 1863-1935
pittore danese
(via pinterest)

° ° °

Joseph Dawson
artista irlandese
(via pinterest)

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#HUMOR / Telestrasporto

(via pinterest)

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#COSE_PASSATE / 10 lire, Citroën Ds Pallas, Erogatore di Flit

10 lire 1988
(via pinterest)

° ° °

Citroën DS Pallas
(via pinterest)

° ° °

Erogatore di Flit
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Disattenzione (Wislawa Szymborska)

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domanda,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.


*** Wislawa SZYMBORSKA, 1923-2012, poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996, Disattenzione, da Due punti, Adelphi, 2006, traduzione di Pietro Marchesani, segnalata in 'internopoesia', 11 dicembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska 



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#MOSQUITO / Toglieteci tutto ma non il consumo (Marta Fana)

Dietro la frenesia del risparmio, della ricerca della spedizione gratuita su cui una commessa si concentra per assolvere alla sua funzione di consumatore si annidano sia l’impoverimento del lavoratore-consumatore sia lo sfruttamento del lavoro nella logistica. Lo stesso vale per il precario che rivendica il diritto di trovare aperti i negozi la domenica o durante i giorni festivi, gli unici a sua disposizione per fare la spesa. E capita che inveisca anche contro le chiusure o gli scioperi, non accorgendosi che il problema non è dei lavoratori del commercio e della distribuzione, ma di chi gli ha sottratto ogni tempo di vita oltre quei brevi momenti. «Toglieteci tutto ma non il consumo!»: un breve ma ossessivo messaggio subliminale in costante filodiffusione.

*** Marta FANA, ricercatrice in economia presso l'istituto di studi politici di Sciences Po di Parigi, esperta di economia del lavoro e diseguaglianze, saggista, Non è lavoro, è sfruttamento, Laterza, 2017


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#SPOT / Caro Babbo Natale

(via facebook, 10 dicembre 2017, qui)

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lunedì 11 dicembre 2017

#VIGNETTE / Ma dove stiamo andando? (Altan)

ALTAN
'L'Espresso', 10 dicembre 2017

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#FOOD_AND_BEVERAGE / Boccali di birra

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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#SCRITTE / Credere e pensare

(via pinterest)

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#QUADRI / Egisto Ferroni, Giovanni Sottocornola, Romeo Drago

Egisto FERRONI, 1835-1912
pittore
via facebook, qui

° ° °

Giovanni SOTTOCORNOLA, 1865-1917
pittore
via facebook qui

° ° °

Romeo DRAGO, 1888-1979
pittore
via facebook qui

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#SGUARDI POIETICI / Terre di mezzo (Sara Ferraglia)

Siamo spiriti sospesi
nelle terre di mezzo.
Non più carne,
aria non ancora.
Siamo ricordi appesi
ai chiodi della mente.
Qualcuno, fune sfilacciata
resistente allo strappo,
si aggroviglia caparbio
alla vita, insistentemente.
Altri, polvere di parola,
sostano sugli oggetti cari.
Brevemente,
nell’attesa del cencio
che li spazza via.
Lasciateci così.
Senza umida terra
né sigillo in cemento.
Sospesi, liberi nel tempo.

*** Sara FERRAGLIA, Terre di mezzo, 'facebook', 23 novembre 2017, qui


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#SENZA_TAGLI / Gerusalemme, non solo ebraica (Vito Mancuso)

Qualcuno sostiene che Gerusalemme in principio era ebraica e che per questo è doveroso che lo ritorni quale capitale politica dello stato di Israele. In realtà le cose a livello storico non stanno così. 
Le prime registrazioni storiche parlano di Gerusalemme come capitale dei Gebusei (detta per questo anche Gebus), i quali erano un popolo pagano. Venne conquistata da Davide poco dopo il 1000, dopo che esisteva già da circa 2000 anni, visto che il primo reperto archeologico ritrovato in essa data intorno al 3000. E la città rimase capitale dello stato di Israele unitario e indipendente solo sotto Davide e Salomone, quindi per molto meno di un secolo. Gerusalemme fu capitale dello stato di Israele (unitario e indipendente) per meno di 100 anni su 5000 anni della sua storia. 
E come le radici di Gerualemme non sono ebraiche, allo stesso modo le radici dell'ebraismo non hanno nulla a che fare con Gerusalemme: prova ne sia che nella Torah Gerusalemme non è mai nominata, neppure una volta.
E' chiaro che la storia di Gerusalemme è anche legata all'ebraismo, chi può negarlo? Non intendo certo farlo io, che amo molto il vero spirito dell'ebraismo. Ma occorre dichiarare che anche altre tradizioni spirituali hanno profondissimi e inestirpabili legami con Gerusalemme: il cristianesimo, l'islam, e le antiche religioni pagane, senza le quali la città non sarebbe sorta. Il salmo 87 (così amato dal cardinal Martini) afferma tutto questo in modo chiaro.

*** Vito MANCUSO, teologo, saggista, facebook, 9 dicembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso


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#MOSQUITO / Genitori-figli, 'educare alla personalità' (Carl Gustav Jung)

La personalità intesa come una completa realizzazione della totalità della nostra natura è un ideale irraggiungibile. Il fatto di essere irraggiungibile però non è mai un’obiezione valida per un ideale, perché gli ideali non sono altro che guide e mai mete. (...) 

La personalità è nel bambino un germe, che si sviluppa solo a poco a poco, nella vita e grazie alla vita. Senza fermezza, integrità e maturità non si rivela personalità alcuna. Queste tre qualità non possono e non devono essere proprie del bambino, perché lo priverebbero dell’infanzia. Il bambino diventerebbe un surrogato di adulto, innaturale e prematuro.
Ma l’educazione moderna ha già tirato fuori mostri del genere, specialmente in quei casi in cui i genitori mettono un vero fanatismo nel fare sempre e comunque “del loro meglio” per i figli e “vivono solo per loro”. Questo ideale tanto conclamato è della massima efficacia nell’impedire ai genitori di crescere loro stessi e li autorizza a imporre ai figli il loro “meglio”.
Ma in realtà questo cosiddetto meglio non è nient’altro che ciò che i genitori hanno massimamente trascurato in loro stessi. I figli vengono così spronati a fornire le prestazioni che i genitori non hanno mai saputo dare, e vengono loro imposte le ambizioni che i genitori non hanno mai realizzato. Metodi e ideali come questi sortiscono mostruosità pedagogiche.
Nessuno può educare ad acquisire una personalità, se non la possiede egli stesso. E non il bambino, ma solo l’adulto può acquisire la propria personalità, come il frutto maturo di un’intera vita indirizzata a questo scopo. È impossibile prevedere che infinito numero di condizioni sia da soddisfare per realizzarlo. È necessaria una vita intera, in tutti i suoi aspetti biologici, sociali e psicologici.
Personalità è la suprema realizzazione dell’indole innata al singolo essere vivente. Personalità è l’atto di supremo coraggio di fronte alla vita, l’affermazione assoluta dell’essere individuale e il più riuscito adattamento alle condizioni universali dell’esistenza, unito alla maggiore libertà possibile di autodeterminazione. Educare qualcuno a questo non mi sembra cosa da poco. È forse il più grande compito che il pensiero moderno si sia posto.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Il divenire della personalità, 1934, da Lo sviluppo della personalità, Opere, 17, Bollati Boringhieri, segnalato da Leonardo Seidita, Sul mito dell'"educazione alla personalità" del bambino..., 'Jungitalia-facebook', 8 dicembre 2017, qui


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#NOI_TRA_DI_NOI / Mixtura compie 3 anni


E aggiungiamo una piccola cosa cui tengo particolarmente: il blog non ha pubblicità. 
Quindi nessun banner che disturbi la visione o la lettura ... (mf)

Per vedere i 20 post più letti dalla nascita del blog, vedi qui
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domenica 10 dicembre 2017

#PIN / Io e Noi (MasFerrario)

Twitter, 14 dicembre 2012

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#PROVERBI / Natale, Pasqua, san Martino (proverbio italiano)

#PUBBLICITA' VINTAGE / Liquido per metalli Magico, Purgante Aquila, Torrone Romano

Magico, liquido per metalli
(via pinterest)

° ° °

Purgante Aquila, 1933
(via pinterest)

Torrone Romano, anni 50
(via pinterest)

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#HUMOR / Che attività fisica pratichi?

(via pinterest)

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#ANIMALI / Gufi

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Desiderata (Marinella Grosa)

Desiderata: 
ricevere oggi stesso 
una tua telefonata. 
E due frasi semplici: 
Come stai? 
Mi sei mancata. 

*** Marinella GROSA, poetessa, Desiderata, ‘Poesia’, n. 276, novembre 2012.


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#RACCONTId'AUTORE / La porta (Nick Owen)

Un capitano d’industria cercava un dirigente abile e saggio che avesse le capacità e l’acume necessari per gestire la sua azienda, una volta che lui si fosse ritirato. Chiamò i migliori manager della sua ditta e ingaggiò consulenti del lavoro e cacciatori di teste perché trovassero altri candidati. Affittò la grande sala di un imponente palazzo e vi riunì tutti gli aspiranti all’importante ruolo.

Il capitano d’industria si rivolse ai dirigenti lì riuniti:
«Ho un problema e voglio sapere chi tra voi è in grado di risolverlo. Quella che vedete dietro di me è la porta più grande, robusta e pesante del paese. Chi di voi è in grado di aprirla?»

Alcuni dei manager si limitarono a scuotere la testa: il problema era semplicemente troppo grande. 
Altri guardarono la porta, discussero di leve e pesi, rievocarono le teorie di problem solving studiate all’università e ammisero, infine, che il problema sembrava irrisolvibile.
Quando il più saggio e il più rispettato ammise la sconfitta, anche tutti gli altri capitolarono. 

Tranne uno, che si avvicinò alla porta e la esaminò attentamente. La toccò, ne valutò ampiezza e spessore, osservò il tipo e la lubrificazione dei cardini. La controllò per bene alla vista e al tatto. Alla fine prese la sua decisione: inspirò a fondo, si concentrò e spinse delicatamente la porta. 

La porta si aprì facilmente e senza sforzo. 

Gli altri avevano dato per scontato che la porta fosse bloccata o incastrata; invece era appena socchiusa e costruita in modo tale da rendere sufficiente un lieve tocco per aprirla.
Il capitano d’industria aveva trovato il suo successore. 

Si rivolse ai dirigenti riuniti e disse: 
«Il successo nella vita e negli affari dipende da alcuni elementi chiave, quelli che abbiamo appena dimostrato. 
Prima di tutto, basatevi sui vostri sensi per comprendere appieno la realtà di ciò che vi circonda. 
Secondo, non date per scontate affermazioni che potrebbero essere false. 
Terzo, siate inclini a prendere decisioni difficili. 
Quarto, abbiate il coraggio di agire con audacia e convinzione. 
Quinto, investite le vostre risorse nelle azioni che compiete. 
Infine, non abbiate paura di commettere errori».

*** Nick OWEN, giornalista, scrittore, insegnante, regista teatrale inglese, La porta, da Le parole portano lontano. 77 storie per comunicare, convincere, emozionare, 2001, Ponte alle Grazie, Milano, 2004.


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#MOSQUITO / Vita felice? (Vittorino Andreoli)

Prendendo a prestito dall’economia la formula del bilancio economico, del dare e dell’avere, dobbiamo seguire con attenzione il bilancio quotidiano tra frustrazioni e gratificazioni. Mi è sempre parso difficile comporre valutazioni costituite totalmente da debiti, come se la propria vita fosse composta da una frustrazione continua. Peraltro credo sia poco realistico un progetto che miri a una vita felice, intendendo per felicità la realizzazione completa delle aspirazioni personali. Non solo perché l’ambiente non è stato costruito a propria esclusiva immagine, ma ancor prima perché i nostri bisogni possono crescere per numero o per intensità, rendendo impossibile contenerli e soddisfarli completamente.

*** Vittorino ANDREOLI, psichiatra, 1940, psichiatra e scrittore, I principi della nuova psichiatria, Rizzoli, 2017


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#LINK / Trump, la guerra culturale promessa (Alessio Marchionna)

Nell’ultima settimana è andato in scena uno schema che si ripete periodicamente da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca, quasi un anno fa. Il presidente prende una serie di decisioni estreme destinate ad avere conseguenze importanti sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo; la maggior parte dei commentatori e dei politici resta spiazzata e si affanna per trovate l’ipotetico filo comune che lega scelte apparentemente irrazionali (e in alcuni casi in contrasto tra loro); gli sforzi di tracciare un profilo politico che serva da guida per il prossimo futuro falliscono, e l’opinione pubblica mondiale si ritrova con una serie di domande apparentemente senza risposta.

Perché Trump ha deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele in un momento in cui le tensioni regionali sono ai massimi storici? Perché decide di ufficializzare il suo appoggio al candidato repubblicano al senato Roy Moore, accusato di aver molestato alcune minorenni tra gli anni settanta e ottanta, mentre in tutto il mondo sembra esserci un risveglio contro la violenza di genere?

Perché fa di tutto per far approvare una riforma fiscale che aiuta le grandi aziende e le fasce più ricche della popolazione a scapito di milioni di famiglie della classe media? Perché decide di alzare lo scontro con i democratici sullo shutdown, il blocco delle attività del governo che si verifica in caso di mancata approvazione di una legge finanziaria, in un momento in cui la tensione tra i due partiti al congresso era diminuita? (...)

Apparentemente Trump continua a misurare tutte le sue decisioni, sia in politica estera sia al livello nazionale, in base a due criteri: quanto si discosta dalle scelte dei suoi predecessori, soprattutto da quelle di Barack Obama, un presidente che Trump ha sempre considerato illegittimo, e quanto servono a tenere viva l’indignazione della base politica che lo ha portato alla Casa Bianca. In altre parole, il presidente sta facendo di tutto per far scoppiare la guerra culturale che – tolti gli elementi folcloristici – era la promessa centrale della sua campagna elettorale.

*** Alessio MARCHIONNA, giornalista, Trump prosegue la guerra culturale che aveva promesso, 'internazionale.it', 9 dicembre 2017

LINK articolo integrale qui

Trump riconosce Gerusalemme capitale di Israele
foto di Jonathan Ernst (Reuters-Contrasto), 6dic17