mercoledì 16 agosto 2017

#QUADRI / Thomas Saliot, Vincent Van Gogh, Zachary Johnson

Thomas Saliot, 1968
artista francese

° ° °

Vincent VAN GOGH, 1853-1890
pittore olandese

° ° °


Zachary Johnson
artista statunitense

In Mixtura altri contributi di Vincent Van Gogh qui
In Mixtura ark #Quadri qui

#HUMOR / La pecora

(via pinterest)
In Mixtura ark #Humor qui

#SCRITTE / Vestitino per lavare a terra

(via facebook, 4 agosto 2017, qui)

In Mixtura ark #Scritte qui

#SGUARDI POIETICI / L'alfabeto per insegnare il diritto alla sopravvivenza (Anna Maria Farabbi)

dopo aver fatto la legna
ho nel cervello l'odore del bosco:
la fatica cancella il muso del mulo e il mio
mentre scendiamo a valle da animali alla pari
vorrei essere un bravo maestro ambulante
salutando sul sentiero il primo che passa
piantargli in corpo l'alfabeto la sua utilità
che non insegna solo i giardini della letteratura
ma la creazione del pensiero che è necessità
strumento di precisione diritto alla sopravvivenza

*** Anna Maria FARABBI, 1959, poetessa, traduttrice, saggista, L'alfabeto per insegnare il diritto alla sopravvivenza, da La casa degli scemi, PordenoneLegge, LietoColle, 2017, segnalato in 'facebook', 10 agosto 2017, qui


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / Nevrosi, un grido di protesta (Aldo Carotenuto)

La "nevrosi" è un grido di protesta della persona verso una situazione sentita come contrastante con la sua vita. Questo è molto importante capirlo, perché in questo modo noi non rendiamo patologico un comportamento. Noi rendiamo invece un comportamento, attraverso una nuova modalità di vederlo, lo rendiamo, in un certo senso, molto individuale. 
Ci sono delle persone per le quali è necessario agire in un modo piuttosto che in un altro. Prendiamo, per esempio, quelle persone che, a un certo punto, decidono di non mangiare e sviluppano un certo tipo di malattia, la così detta "anoressia", ma a pensarci bene noi abbiamo avuto quella che è stata chiamata la "santa anoressia", per cui molte donne, nel passato, erano addirittura delle sante e si consumavano nel non mangiare, mentre adesso non sono più sante, ma sono considerate delle malate, che magari vengono curate in Ospedale. Vorrei far capire una cosa importante: la "nevrosi" è un disturbo della nostra personalità, ma prima di dire che questo disturbo è patologico, noi dovremmo intenderci su che cos'è la normalità. E molte volte noi siamo costretti a riconoscere che la normalità ha un valore storico, nel senso che ciò che era normale quattrocento anni fa oggi non ci interessa. O meglio ancora: ciò che era patologico duecento anni fa, adesso non è più patologico. Io sarei del parere di dire che il nevrotico è la persona che anticipa, di gran lunga, un mondo nuovo e diverso, per il quale sarebbero necessari valori completamente diversi rispetto a quelli attuali. Ma siccome solo allora lui diventa un visionario, diventa una persona che dà fastidio. 
Da questo punto di vista, allora si capiscono, appunto, l'esistenza dei manicomi, l'esistenza di persone, che sono pagate dallo stato per ricondurre a normalità delle persone, che, in realtà, poi, anormali non sono. 
A questo proposito, vorrei per un momento affrontare proprio il problema dei così detti psicofarmaci. Non bisogna negare naturalmente che ci sono dei momenti molto duri, in cui bere una tazzina di caffè o prendere uno psicofarmaco è necessario, perché abbiamo una necessità in quel momento. Ma non si può pretendere che una persona, che offre al mondo un suo disturbo, se questo disturbo non viene capito e non se ne afferra il grande messaggio psicologico, non si può pretendere che venga curata coi farmaci, perché, più che curare, forse il farmaco non fa altro che attutire. E' come togliere l'energia elettrica lì dove c'è un corto circuito. Naturalmente il corto circuito scompare, ma scompare tutta l'elettricità. Questo è un problema, io direi, molto grave, e che richiede, da parte di tutti noi, un impegno. Cioè la "nevrosi" è praticamente un disturbo della nostra personalità, che va preso, veramente, con le molle, perché quel disturbo indica soltanto che c'è, sia nella persona che nell'ambiente, un tentativo di protesta.

*** Aldo CAROTENUTO, 1933-2005, psicoanalista di matrice junghiana, La nevrosi, Enciclopedia Multimediale delle Scienze filosofiche, Rai Educational, tratto dal'intevista Il pensiero di Jung, Roma - Dear, 11 luglio 1996, qui


In Mixtura altri contributi di Aldo Carotenuto qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / Un 'malgaro', ieri e oggi (Luciano Chenet)

Saggezza contadina. 
Dialogo con il gestore della malga alta della Valle di Casies. 

«Adesso la gente cammina sui pascoli... non sa nemmeno che l'erba ha un valore qui in montagna, io posso fare sì strade, ma loro tagliano per corto, non importa se calpestano l'erba. Oggi conta risparmiare tempo e conta il prezzo delle cose, quando invece è importante il valore delle cose e spendere il tempo nelle cose 'importanti'... per questo anche noi malgari saremo l'ultima generazione qui a resistere... i giovani hanno fretta e non hanno tempo di imparare da noi vecchi... qui da me vengono tanti... mi fanno le foto... il vecchio della malga, mi vedono con il grembiule blu che ho comprato al supermercato... ogni cosa ha una storia... una volta non erano blu e non erano di cotone i grembiuli qui in Alto Adige, erano di lino e dovevano resistere al peso dei sassi che raccoglievamo nel campo ogni anno, il pascolo doveva essere pulito dai sassi che le talpe portavano in superficie. Il lino era coltivato e i tessitori venivano a casa a tessere... lo si sbiancava con la neve... adesso il pascolo si calpesta, non ha un prezzo e quindi per questa gente non ha valore... 
Oggi coltivano il mais non perché ha valore, ma perché hanno il contributo... si coltiva il contributo, e si pensa al prezzo dimenticandosi del lavoro, poi si troveranno a piedi quando non avranno contributi e capiranno che dovranno coltivare qualcosa che ha valore...»

*** Luciano CHENET, 'facebook', 14 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Luciano Chenet qui

martedì 15 agosto 2017

#SPOT / Buon Ferragosto


La più famosa festa estiva deriva dalla festività romana Feriae Augusti (riposo di Augusto), istituita dall'imperatore Augusto (appunto) nel 18 a.C. 
Si trattava di un periodo di riposo e celebrazioni successivi ai Consalia, le feste di fine lavoro agricolo, e i giorni delle Feriae Augusti servivano proprio a riprendersi dalle fatiche dei campi.

*** FQ Magazine, Ferragosto, perché si chiama così e perché è una festa (ma solo per gli italiani), 'ilfattoquotidiano.it', 15 agosto 2017

LINK articolo integrale qui

#VIGNETTE / Ferragosto, l'Assunzione (C.)

C
'Il Canturino', 16 agosto 2015, qui
In Mixtura ark #Vignette qui

#SGUARDI POIETICI / Parabola (Lucía Muñoz)

Una città non è poi così grande
se il cuore la può contenere.
In fin dei conti
non è debole il mio petto
se ospita
città e amici.
Non è poca cosa
il mio umile cuore. 


*** Lucía MUÑOZ, 1953, poetessa e giornalista cubana, Parabola, da Únicos Paraísos (Unión, L'Avana 1996,, segnalata qui

In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / L'analisi? Fuori moda (Augusto Romano)

C'era una volta... L'analisi oggi è fuori moda. Non è sintonica con i tempi. È un lavoro artigianale: lento, faticoso, richiede un coinvolgimento affettivo, legittima la sofferenza... 

*** Augusto ROMANO, psicoanalista di matrice junghiana, intervistato da Bruno Quaranta, 'La psicoanalisi? È fuori moda perché legittima la sofferenza', 'La Stampa', 4 agosto 2017)

Fabio MAGNASCIUTTI
fabiomagnasciutti.blogspot, 10 dicembre 2015, qui

In Mixtura altri contributi di Augusto Romano qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / Nonni ribelli, che sognavano la libertà (Alberto Mattioli)

La storia è tenerissima. Protagonista una coppia modenese, marito ultraottantenne, moglie appena un po’ più giovane, o meno anziana. A lui i familiari, preoccupati o previdenti, avevano fatto sparire le chiavi dell’utilitaria. Ma non si è rassegnato. È riuscito a recuperarle, ha caricato «la sua signora», come ancora dicono gli anziani gentiluomini, e già che c’era il cagnolino, e senza avvisare nessuno tutti e tre sono fuggiti verso la libertà, come ai vecchi tempi. Più prosaicamente, verso un paesino della non lontana Bassa bolognese.

Però non ci sono mai arrivati, informa «La Gazzetta di Modena». La scappata è finita a Mirandola, sotto un sole cocente perché erano ancora i giorni del grande caldo, che poi da quelle piatte parti è davvero bestiale. Un passante ha notato l’auto ferma, i due anziani in difficoltà. La benzina era terminata, lei era semisvenuta, lui inebetito. Li hanno soccorsi, sono arrivati prima l’ambulanza e poi i familiari, e l’ultima avventura insieme è finita così, senza danni ma con un po’ di delusione. O forse neanche, perché in questi casi partire è più importante che arrivare.

Una piccola storia triste, insomma. Ma che, per una volta, descrive gli anziani per come sono davvero, non per come ce li raccontiamo e come, per ottimismo o per opportunismo, ci illudiamo che siano, vincitori della guerra impossibile contro il tempo. I media, la pubblicità, la nostra stessa falsa coscienza li vogliono, dunque li descrivono, sempre scattanti, agili, impegnatissimi in attività che di anziano non hanno nulla. Più che diversamente giovani, eternamente giovani. E certo, è vero che oggi gli ottantenni sembrano i sessantenni di una volta, ma del resto ormai si è considerati «giovani» fino ai 40 e certi diciottenni neodiplomati, appena aprono bocca, svelano la stessa perspicacia logica e linguistica di un tredicenne «di una volta». È come se l’età adulta si fosse spostata e la vecchiaia, di conseguenza, fosse scomparsa.

Sarà. Invece i nonni del Modenese sono ancora i nonni come sono sempre stati e come saranno sempre, alla faccia di ogni progresso della scienza e di tutte le magnifiche sorti e progressive. Chissà come ci sono rimasti male, quando hanno capito (ammesso che l’abbiano capito) che non possono più salire in macchina e andare a fare un giro, magari fermandosi a mangiare in quella trattoria dove facevano le tagliatelle come vanno fatte e che forse adesso è diventato un ristorante fusion dove le tagliatelle ci sono ancora, ma di soia. Eppure, gli anziani «veri», non quelli patinati, sono così, con tutte le loro tenerezze e saggezze, l’ostinazione a essere ancora in gamba e la delusione quando vengono smentiti dai fatti, le loro fragilità e i loro romanticismi fuori tempo massimo. È anche più dignitoso, invecchiare così, senza belletti. Ed è bellissimo e toccante se, come i due fermi sul ciglio della strada a Mirandola, i vecchi riescono a conservare un cuore giovane.

*** Alberto MATTIOLI, giornalista, I nonni ribelli che sognavano la libertà, 'La Stampa', 13 agosto 2017, qui

#MUSICHE & TESTI / I wish I knew how it would feel to be free (Nina Simone)


Nina SIMONE, 1933-2003
I wish I knew How it would feel to be free
(Montreux, 1976)
video 6min13


And I wish I knew how
It would feel to be free
I wish that I could break
All the chains holding me
I wish I could say
All the things that I’d like to say
Say ’em loud say ’em clear
For the whole round world to hear
I wish I could share
All the love that’s in my heart
Remove every doubt
It keeps us apart
And I wish you could know
What it means to be me
Then you’d see and agree
Every man should be free

I wish I could live
Like I’m longin’ to live
I wish I could give
What I’m longin’ to give
And I wish I could do
All the things I’d like to do
You know they’ll still miss part of you
Yes sir...
And I’m way way over due

I wish I could be like a bird up in the sky
How sweet it would be
If I found out I could fly
So long to my song
And look down upon ihe sea
And I sing because I know
I would see you
I sing because I know
I would see you
And I sing because I know
I would see you
To be free yea

Testo tradotto 
(da Kiocciolina, in 'canzoni contro la guerra', qui)
E vorrei sapere cosa si proverebbe
Ad essere liberi
Vorrei poter spezzare
Tutte le catene che mi trattengono
Vorrei poter dire
Tute le cose che mi piacerebbe dire
Dirle a voce alta, dirle chiaramente
Perché il mondo intero possa ascoltarle
Vorrei poter condividere
Tutto l'amore che è nel mio cuore
Rimuovere ogni dubbio
Che ci tiene divisi
E vorrei che voi poteste sapere
Cosa vuol dire essere me
Allora vedreste e sareste d'accordo che
Ogni uomo dovrebbe essere libero

Vorrei poter vivere
Come ho voglia di vivere
Vorrei poter dare
Tutto ciò che ho voglia di dare
E vorrei poter fare
Tutte le cose che mi piacerebbe fare
Sai che mancheranno ancora parti di te
Sissignore...
E sono ancora in ritardo

Vorrei poter essere come un uccello alto nel cielo
Come sarebbe dolce
Se scoprissi di poter volare
Così agogna la mia canzone
E guardare in basso sopra il mare
E canto perché so
Che ti vedrei
Canto perché so
Che ti vedrei
E Canto perché so
Che ti vedrei
Per essere libera, sì

In Mixtura altri contributi di Nina Simone qui
In Mixtura ark #Musiche&Testi qui

lunedì 14 agosto 2017

#SPOT / Morte dell'empatia umana

(via pinterest)

In Mixtura ark #Spot qui

#CIT / Sistema educativo (Bruno Bettelheim)

Bruno BETTELHEIM, 1903-1990
psichiatra e psicoanalista infantile, austriaco, di origine ebraica, 

In Mixtura altri contributi di Bruno Bettelheim qui
In Mixtura ark #Cit qui

#HUMOR / Chi è? Polizia

(via facebook, qui)

In Mixtura ark #Humor qui

#LIBRI PREZIOSI / "Venti lezioni," di Timothy Snyder (recensione di M. Ferrario)

Timothy SNYDER, "Venti lezioni.
Per salvare la democrazia dalle malattie della politica"
traduzione di Chicca Galli
Rizzoli, 2017
pagine 87, 17.00 euro, ebook 8,99 euro

Una lettura da rendere obbligatoria nelle scuole
«La storia non si ripete, ma insegna»: lo scrive, in apertura del suo breve, e splendido, saggio (On Tyranny, tradotto in Venti lezioni: per salvare la democrazia dalle malattie della politica), lo storico statunitense Timothy Snyder.

Vero: la storia insegna. Ovviamente, se sappiamo e vogliamo farcene allievi. 
E non si ripete. Tuttavia, se proviamo a conoscerla e tentiamo di non perdere il filo del suo dipanarsi anche travagliato attraverso le epoche, vediamo che può riproporsi, mutando forme e personaggi, ma conservando alcuni tratti essenziali: talvolta positivi, spesso tragicamente negativi. E per questo il voler e saper apprendere dal passato dovrebbe essere preoccupazione cruciale di ogni generazione.

L'autore si rifà alla esperienza politica americana, tuttora in corso: con la 'incredibile' presidenza di Donald Trump, 'incubata' da una campagna elettorale forse anomala per la storia statunitense, ma in fondo non così originale, se si pensa alle esperienze del Novecento europeo e su queste, come fa l'autore, si vuole dedicare qualche momento di meditazione valido per ogni epoca e latitudine. Una campagna elettorale, quella recente Usa, unica per violenza verbale, falsità, retorica rozza e semplicistica, contenuti xenofobi e nazionalistici profusi a getto continuo e in quantità industriale (per non dire dell'egocentrismo patologico del protagonista); ma con un esito imprevedibile solo appunto per chi non conosce la storia e si affida ai sondaggi, dimostratisi sempre più inattendibili nel rilevare ciò che la gente pensa ma nasconde prima del voto.

Il libro si legge in un fiato: semplice, per nulla erudito, chiaro, documentato. Una cavalcata coinvolgente tra pensieri schematici, ma non banali, convincenti e ben sintetizzati; uno stile agile e snello, capace di lanciare stimoli che dovrebbero costringere a riflettere chi abbia un minino di voglia di farlo, magari per aggiustare il tiro su talune opinioni o dare più forza a convinzioni rese vacillanti dai tempi.
Una lettura - e penso all'Italia - che potrebbe essere introdotta almeno nelle scuole superiori, accompagnando il testo con nozioni minime di educazione civica e costituzionale e sostenendo il tutto con discussioni approfondite e a ruota libera con gli studenti.
Sarebbe un'iniezione fondamentale, fatta alla società e soprattutto alle nuove generazioni, di genuina e robusta 'cultura democratica': un'espressione di cui continuiamo a riempirci la bocca, ma che fatica ad abbandonare la retorica e tramutarsi, in noi e attorno a noi, in valori e comportamenti concreti conseguenti. Del resto non sembrano esistere altre armi (pacifiche) per difendere e rinvigorire una forma di convivenza e di governo, non solo in Italia, sempre più svuotata di sostanza: al punto che qualcuno da anni, proprio dall'altra parte dell'Oceano, l'ha chiamata 'post-democrazia' e qualcun altro, da noi, l'ha recentemente battezzata, con un ossimoro efficace ma preoccupante, 'democrazia senza popolo'.

*** Massimo Ferrrio, per Mixtura

«
Probabilmente Thomas Jefferson non disse mai «Un’eterna vigilanza è il prezzo della libertà», ma di certo lo fecero altri americani della sua epoca. Oggi, se pensiamo a questa massima, immaginiamo che la nostra giustificata vigilanza sia rivolta verso l’esterno, contro coloro che riteniamo fuorviati e ostili. Ci vediamo come una città sulla collina, una roccaforte della democrazia, sempre attenta a cogliere le minacce provenienti da fuori. Ma il senso della frase era completamente diverso: la natura umana è tale che la democrazia americana doveva essere difesa dagli americani che ne sfruttavano le libertà per provocarne la fine. In realtà, fu l’abolizionista americano Wendell Phillips ad affermare «Un’eterna vigilanza è il prezzo della libertà». E aggiunse: «La manna della democrazia popolare va raccolta ogni giorno, altrimenti marcisce». 
La storia della democrazia europea moderna ha confermato la saggezza di quelle parole. (Timothy SNYDER, "Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica", Rizzoli, 2017)

Prendetevi la responsabilità dell’aspetto del mondo I simboli di oggi autorizzano la realtà di domani. Fate caso alle svastiche e agli altri segni di odio. Non distogliete lo sguardo, non abituatevi a essi. Cancellateli, date l’esempio affinché altri facciano lo stesso.
... i tedeschi che contrassegnarono le botteghe come «ebraiche» parteciparono al processo che portò all’effettiva scomparsa degli ebrei tanto quanto le persone che rimasero semplicemente a guardare. Considerare quei marchi come parte di un paesaggio urbano accettabile rappresentava già un compromesso con un futuro criminale. 
Può darsi che un giorno vi venga offerta l’opportunità di mostrare dei simboli di fedeltà. Assicuratevi che essi includano i vostri concittadini, anziché escluderli. Anche la storia dei distintivi è lungi dall’essere innocente. (...) Nell’Europa degli anni Trenta e Quaranta, alcuni scelsero di indossare la svastica, e poi altri furono costretti a portare una stella gialla. (Timothy SNYDER, "Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica", Rizzoli, 2017)

Come osserva Klemperer, lo stile fascista si basa su una «ripetizione senza fine», volta a rendere ciò che è fittizio plausibile e ciò che è ingiusto desiderabile. L’utilizzo sistematico di nomignoli come «Ted il bugiardo» e «Hillary la corrotta» ha trasferito su altri dei tratti caratteriali che probabilmente sarebbe più appropriato attribuire al presidente stesso. Eppure, ricorrendo a un’ottusa ripetizione su Twitter, il presidente americano è riuscito a trasformare degli individui in stereotipi, stereotipi che in seguito la gente ha espresso ad alta voce. Durante i suoi comizi, gli slogan ritmati dalla folla come «Alzate il muro» e «Rinchiudetela» non descrivevano nulla che il presidente avesse mai inteso fare, ma il loro carattere fittizio stabiliva un legame tra il presidente e il suo pubblico. 
Il modo successivo è il pensiero magico, ovvero l’aperta accettazione di contraddizioni palesi. Nella campagna elettorale il presidente ha promesso un taglio delle imposte per tutti, la cancellazione del debito pubblico e un aumento delle spese destinate tanto alle politiche sociali quanto alla difesa. Sono promesse che si contraddicono l’una con l’altra. È come se un contadino affermasse di voler prendere un uovo nel pollaio, di volerlo bollire e servire a sua moglie, farlo in camicia e servirlo ai figli per poi riportarlo intatto alla gallina e infine restare a guardare il pulcino uscire dal guscio. 
Accettare falsità di una portata tanto radicale richiede una lampante rinuncia alla ragione. (Timothy SNYDER, "Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica", Rizzoli, 2017)

In Mixtura ark #LibriPreziosi qui

#VIDEO / Come funziona?


I Still Don't know How It Works??
pubblicato da The Tech Lahar, youtube, 13 agosto 2017
video 2min29

Due minuti sorprendenti: ci si chiede come abbiano fatto a realizzare questo video, ma l'effetto è impareggiabile...

#MOSQUITO / Imprenditori, non lo sono se lanciano solo startup (Steve Jobs)

Non sopporto che si autodefiniscano «imprenditori» persone che in realtà cercano solo di lanciare una startup per poi venderla o quotarla in modo da incassare quattrini e passare oltre. È gente che non vuole sobbarcarsi l’onere di creare una vera azienda, che è l’operazione più difficile nel mondo del business, ma anche la via per dare un vero contributo e onorare, incrementandola, l’eredità di chi è passato prima di noi: costruire un’azienda che dopo una o due generazioni sia ancora in vita. Questo è ciò che ha fatto Walt Disney, che hanno fatto Hewlett e Packard, che hanno fatto i fondatori di Intel. Hanno creato le loro aziende perché durassero, non solo perché facessero quattrini. È quello che desidero per la Apple.

*** Steve JOBS, 1955-2011, imprenditore, fondatore di Apple, in Walter Isaacson, Steve Jobs. La biografia autorizzata del fondatore di Apple, Mondadori, 2011, traduzione di Paolo Canton, Laura Serra, Luca Vanni



In Mixtura altri contributi di Steve Jobs qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

domenica 13 agosto 2017

#SPILLI / Migranti, gira un'aria tossica (M. Ferrario)

Gira un'aria tossica. E non sarà certo una denuncia a purificarla. 
Ne siamo tanto avvolti che neppure ce ne accorgiamo: è capitato altre volte nella storia. Ma non credo sia una buona ragione per abituarsi a respirarla.
Provo a dire la mia sul tema migranti: in sintesi estrema.

Gli scafisti esistono perché c'è gente che rischia la morte pur di scappare da fame e guerre. Non ci sarebbero se l'Europa avesse organizzato i corridoi umanitari. Soluzione difficile: complessa e faticosa, certo non miracolistica.  Ma non impossibile, se esiste volontà politica e sensibilità umana, per un continente di 500 milioni di persone.

Ora l'Italia ha risolto il problema. Delegando alla Libia (alle fazioni della Libia) polizia e pulizia verso chi si ostina a cercare di scappare da casa sua. Una casa che spesso non c'è più o si è resa invivibile: altrimenti non si lascerebbe con il rischio di morire nel nuovo cimitero del Mediterraneo.
Cosa accade in terra d'Africa a chi viene impedito di fuggire o a chi viene ripreso dopo la fuga non è problema che ci riguardi. Lo sappiamo, ma lo rimuoviamo: basterà non leggere le inchieste e non vedere i documentari che girano da tempo e sempre più gireranno (un modo, anche questo, di tacitare la coscienza di autori, lettori, spettatori). Oppure, basterà versare una lacrima momentanea: come per il piccolo Aylan, trovato morto sulla spiaggia turca due anni fa: su quel corpicino tutta l'Europa aveva fintamente e retoricamente giurato "mai più mai più". Ed è stato infatti "ancora e ancora, sempre più."

Noi ora siamo troppo occupati ad applaudire il codice  Minniti e la sua politica di respingimento, ipocritamente chiamata di contenimento. 
Come tutte le persone che si credono perbene, obbediamo al motto 'non so, non ho visto e se c'ero dormivo'.
I posteri, forse, denunceranno la nostra attuale, vergognosa, indifferenza. 

Come noi ora facciamo (non tutti, per la verità: perché siamo sempre più una minoranza considerata fastidiosa) con chi a suo tempo si rese complice, con il silenzio del quieto vivere perbenista, del nazifascismo.

*** Massimo Ferrario, Migranti, gira un'aria tossica, per Mixtura


In Mixtura ark #Spilli qui

#HUMOR / Amore, che hai?

(via pinterest)
In Mixtura ark #Humor qui

#SCRITTE / Pecorino (da non confondere con l'altro)

(via facebook)
In Mixtura ark #Scritte qui

#COSE_PASSATE / Caffettiera napoletana, bottiglia di latte

(via pinterest)

° ° °

(via pinterest)

In Mixtura ark #CosePassate qui

#SGUARDI POIETICI / La farfalla (Tonino Guerra)

Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.

*** Tonino GUERRA, 1920-2012, scrittore, poeta, sceneggiatore, La farfalla, in 'toninoguerra.org', qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Tonino_Guerra


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#VIDEO / Migranti, 7 stereotipi da smontare (Teresa Mannino)


Teresa MANNINO
comica, cabarettista
Smontare gli stereotipi sui migranti
pubblicato su youtbe, 2 lugli o2017
video 5min12

In modo leggero e sorridente, ma fondato, lo smontaggio di 7 stereotipi sui migranti...

#MOSQUITO / Dolore, essenziale in un'analisi (Wilfred Bion)

Il dolore non può essere assente dalla personalità. Un'analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore nel dolore, ma perché non si può ritenere che un'analisi nella quale il dolore non venga osservato e discusso, affronti una delle ragioni centrali per le quali il paziente è lì.

*** Wilfred BION, 1897-1979, psicoanalista britannico, Gli elementi della psicoanalisi, 1963, traduzione di Giovanni Hautmann, Armando editore, 1988
https://it.wikipedia.org/wiki/Wilfred_Bion


In Mixtura altri contributi di Wilfred Bion qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / Le opinioni di pancia (Vera Gheno)

Ci sono opinioni di pancia che a volte ho, e che io stessa mi vergogno di avere. Sono quelle prese di posizione istintive, non ponderate, che al massimo mi dico tra me e me la mattina allo specchio del bagno mentre mi lavo i denti, avendo appena sentito una notizia di cronaca magari confezionata a bella posta in modo da farmi salire il nervoso o il senso di ingiustizia.
Non le ripeto ad alta voce ad altri, e men che meno le andrei a pubblicare su un social network, alla mercé di un bacino di lettori potenzialmente infinito. Non per vergogna delle mie stesse idee, o per paura dell'opinione altrui. Ma perché sono opinioni talmente schifose, talmente bestiali, che subito dopo averle formulate nella mia testa, già mi ravvedo e mi rendo conto di stare sbagliando; di avere, per un momento, perso la presa sulla mia umanità.

Questo mi porta a formulare alcune osservazioni.
- La prima è che credo che nessuno di noi debba dimenticare di avere una "parte cattiva" primordiale, istintiva, che necessita di venire gestita.
- La seconda è che, vivendo in società, è auspicabile che ci sia un filtro tra le cose che possiamo pensare istintivamente e quello che professiamo in pubblico, nell'ottica di una convivenza per quanto possibile civile. Il che non vuol dire esibire una "facies publica" completamente diversa dalla "facies privata" (alla American Psycho, per intenderci), ma semplicemente mettere in atto una "autogestione" della propria inevitabile parte cattiva.
- La terza è che sarebbe meglio soprassedere alla retorica dei "cattivi dei social", che non sono gli altri, ma potremmo essere anche noi stessi, se non che molti si fermano un momento prima di premere "invio" sulla tastiera (ma non per questo non hanno mai idee opinabili).

Mi sto convincendo che la maggior parte dei cosiddetti "hater" (tranne una parte di troll che proprio si diverte così, bontà loro) sia fatta di persone che questa necessaria gestione della parte cattiva non riescono, per qualche motivo, a metterla in pratica. Per poca educazione civica, disinteresse, menefreghismo, solipsismo, ma soprattutto paura.
E la paura, si sa, non fa mai ragionare in maniera serena (anche se in certi frangenti è utilissima, intendiamoci).

*** Vera GHENO, linguista, 'facebook', 11 agosto 2017, qui


In Mixtura ark #SenzaTagli qui

sabato 12 agosto 2017

#CIT / Coccodrillo, e l'imbecille (Yasmina Khadra)


In Mixtura ark #Cit qui

#SPOT / Solo gli stupidi e i coglioni (Pellescura)

facebook, 4 gennaio 2017, qui

In Mixtura altri contributi di @Pellescura qui

#SCRITTE / Sì, ne ha bisogno

(via pinterest)

In Mixtura ark #Scritte qui

#SGUARDI POIETICI / Gradini (Hermann Hesse)

Come ogni fiore languisce e ogni giovinezza
cede alla vecchiaia, così fiorisce in ogni suo grado la vita,
fiorisce anche ogni saggezza e ogni virtù,
a suo tempo, e non può durare in eterno.
Deve il cuore ad ogni chiamata 
essere pronto ad andarsene e a ricominciare
per offrirsi con coraggio e senza lutti
ad altri, nuovi legami.
E in ogni inizio abita una magia,
che ci protegge e ci aiuta a vivere.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
a nessuno agganciarci come a una patria,
lo spirito universale non ci vuole legati stretti,
ci vuole di grado in grado sempre più elevati, ogni volta.
Appena ci accomodiamo ad abitare un cerchio della vita
rischiamo di afflosciarci,
solo chi è pronto alla partenza e al viaggio
desidera sottrarsi alla consuetudine paralizzante.

Forse anche il momento stesso della morte
ci lancerà giovani incontro a nuovi spazi,
della vita il richiamo non avrà fine...
Su quindi, cuore mio, prendi congedo e guarisci!

*** Hermann HESSE, 1877-1962, scrittore, poeta, filosofo, pittore tedesco naturalizzato svizzero, premio Nobel per la letteratura nel 1946, Gradini, traduzione (letterale) di Massimo Ferrario. Il testo è in rete nella traduzione (anonima e un po' aulica) riportata ad esempio qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_Hesse



In Mixtura altri contributi di Hermann Hesse qui
In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

Testo originale (Stufen) qui
Wie jede Blüte welkt und jede Jugend
Dem Alter weicht, blüht jede Lebensstufe,
Blüht jede Weisheit auch und jede Tugend
Zu ihrer Zeit und darf nicht ewig dauern.
Es muß das Herz bei jedem Lebensrufe
Bereit zum Abschied sein und Neubeginne,
Um sich in Tapferkeit und ohne Trauern
In andre, neue Bindungen zu geben.
Und jedem Anfang wohnt ein Zauber inne,
Der uns beschützt und der uns hilft, zu leben.

Wir sollen heiter Raum um Raum durchschreiten,
An keinem wie an einer Heimat hängen,
Der Weltgeist will nicht fesseln uns und engen,
Er will uns Stuf' um Stufe heben, weiten.
Kaum sind wir heimisch einem Lebenskreise
Und traulich eingewohnt, so droht Erschlaffen,
Nur wer bereit zu Aufbruch ist und Reise,
Mag lähmender Gewöhnung sich entraffen.

Es wird vielleicht auch noch die Todesstunde
Uns neuen Räumen jung entgegen senden,
Des Lebens Ruf an uns wird niemals enden...
Wohlan denn, Herz, nimm Abschied und gesunde!

#RACCONTId'AUTORE / Dopo che Mink rubò il Tempo (Joseph Bruchac)

Tempo fa, il nostro popolo non aveva la luce. Era difficile muoversi nel buio e la gente aveva sempre freddo. 
Mink ebbe pietà del suo popolo. 

Aveva udito che dall’altra parte del mondo c’era qualcosa chiamato Sole, che era stato por-tato là da quelli che abitavano l’altra parte del mondo. 
Così Mink decise di rubare il Sole per il suo popolo. 
Non era un compito facile, ma Mink era un grande ladro. Rubò il Sole e lo mise nel cielo, in modo che donasse la sua luce ai popoli di entrambe le parti del mondo. 

Ora non c’era più solo buio e freddo. Ora, grazie al Sole, c’erano il giorno e la notte. 
Il popolo fu molto felice e rese grazie a Mink. E lui si riempì di orgoglio per quella lode. «Forse», pensò, «c’è qualcos’altro che posso rubare per il mio popolo».

Passò molto tempo e Mink non vedeva nulla che valesse la pena di essere rubata. Poi ven-nero gli europei. Erano gente con molto potere.

«Che cosa hanno loro che noi non abbiamo?», si chiese Mink.
Alla fine Mink trovò quel che cercava. Gli europei avevano qualcosa che chiamavano Tempo. E usavano questa cosa per il loro potere. 
Così Mink decise che avrebbe rubato il Tempo.

Aspettò finché venne buio e si introdusse nella casa degli europei. Era là, nella stanza più grande, che gli europei tenevano il Tempo: era in alto, su una mensola, in una scatola lucente che faceva rumore. Mentre faceva rumore, due piccole frecce sul davanti della scatola si muovevano in cerchio. 
Allora Mink si portò via la scatola. 

Adesso Mink e il suo popolo avevano il Tempo. 

Ma Mink presto scoprì che non era facile avere il Tempo. Doveva guardare sempre le lancette di quella scatola lucente per vedere che ora era. Doveva tenere tre chiavi al collo in modo da poterle usare per caricare quella scatola piena di tempo perché continuasse a ticchettare. 

Ora che Mink aveva il tempo, non aveva più tempo di fare le cose che faceva prima. Dove-va alzarsi a una certa ora e andare a letto a un’altra. Doveva andare alle riunioni e lavorare quando la scatola piena di Tempo diceva che era l’ora. 
Egli e il suo popolo non erano più liberi.

Mink aveva rubato il Tempo, e il Tempo ora possedeva lui e il suo popolo. 
E’ stato così da allora in poi. 

*** Joseph BRUCHAC, 1942, scrittore statunitense, specializzato in racconti dei popoli americani, Salish: How the Mink Stole Time, ‘Parabola’, n. 15, 1, primavera 1990, riportato in Ernest Kurz e Katherine Ketcham, Spiritualità dell’imperfezione, 1992, Lybra, Como, 1999.


In Mixtura ark #Raccontid'Autore qui

#MOSQUITO / Lavoro ripetitivo, per la maggioranza pensare è una pena (Henry Ford)

Il lavoro ripetitivo, il fare continuamente, sempre nello stesso modo, un’unica cosa, è una prospettiva terrificante per un certo genere di mentalità. È terrificante anche per me. Io non riuscirei mai a fare la stessa cosa tutti i giorni, ma per altri tipi di persone, e direi forse per la maggioranza delle persone, le operazioni ripetitive non sono motivo di terrore. In realtà, per alcuni tipi di mentalità, pensare è veramente una pena. Per loro il lavoro ideale è quello in cui l’istinto creativo non deve esprimersi. I lavori nei quali occorre mettere cervello e muscoli hanno pochi aspiranti… L’operaio medio, mi spiace doverlo dire, desidera un lavoro nel quale non debba erogare molta energia fisica, ma soprattutto desidera un lavoro nel quale non debba pensare».

*** Henry FORD, 1863-1947, imprenditore statunitense, fondatore della Ford Motor Company, citato da Domenico De Masi, Una semplice rivoluzione, Rizzoli, 2017
https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Ford 



In Mixtura altri contributi di Henry Ford qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / Ong, attacchi canaglieschi (Enrico Mentana)

Una delle grandi menzogne interessate messe in giro contro le Ong, la più vergognosa, si riassume in tre parole "Lucrano sui migranti". Chi vive di capacità e imbrogli, di furbizie e gherminelle non concepisce del resto che si possa aiutare, assistere, salvare, fare volontariato senza scopi inconfessabili. Solo che le Ong devono essere per statuto trasparenti, e i loro bilanci pubblicati. 
L'altra menzogna velenosa è quella sulle indennità di missione: "Ho letto/sentito/saputo che sulle navi guadagnano 10mila euro al mese, comodo fare soccorso così!". 

Allora, facciamo da oggi un po' di pulizia e di informazione. Prendiamo i dati dell'organizzazione più prestigiosa e più presa di mira, Medici senza frontiere. Un operatore umanitario di Msf alla prima missione prende in media 1.700 euro lordi al mese, pari a circa 1.200 euro netti. La cifra aumenta a seconda dell'esperienza e della responsabilità della posizione. Per esempio un capo progetto con più esperienza può prendere in media 2.600 euro lordi al mese, pari a circa 1.700-1.800 euro netti. Msf spende in mare circa l’1% del budget che utilizza per tutti i progetti nel mondo (il resto “a casa loro” in circa 70 paesi – e oltre il 56% in Africa). In totale nel 2016 Medici senza frontiere ha speso per le attività di ricerca e soccorso circa 10,4 milioni nel Mediterraneo. E non ci guadagna, né potrebbe farlo: non ha scopo di lucro, e vive sui contributi di chi aiuta. Per questo gli attacchi sono canaglieschi: in Italia il 100% dei fondi raccolti deriva da donazioni private, a livello internazionale oltre il 96% deriva da donazioni private. L’anno scorso Medici senza frontiere ha rinunciato anche a un piccolo residuo di fondi europei per mostrare la sua distanza dalle politiche UE sulla migrazione. Quindi Medici senza frontiere vive e opera solo grazie all’aiuto dei privati (in Italia 94% cittadini, 6% fondazioni e aziende selezionate). Chi denigra sa di sabotare questa linea di finanziamento spontaneo e disinteressato: aggettivi per loro intollerabili.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgtLa7, 'facebook', 10 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

venerdì 11 agosto 2017

#SPOT / Consiglio (@cicciogia)

(facebook, 11 agosto 2017, qui)

In Mixtura ark #spot qui

#CIT / Felicità (Montesquieu)

citazione in Christina Berndt, 
La scienza della contentezza.
Come raggiungerla e perché conviene più della felicità
Feltrinelli, 2017
In Mixtura ark #Cit qui

#IN_LETTURA / Kanako, McMillan Digital Art, Rotraut Susanne Berner

Kanako
illustratrice giapponese
(via pinterest)

° ° °


McMillan Digital Art
(via pinterest)

° ° °

Rotraut Susanne Berner 
illustratrice tedesca
(via pinterest)

In Mixtura ark #In Lettura qui

#SGUARDI POIETICI / Niente di più loquace (Leonardo Seidita)

Niente di più loquace 
del silente stare in due. 
In silenzio sai dirmi
parole nascoste
come fosse il mare
col suo fragore notturno
nascosto in ampolle
preziose e mute.

*** Leonardo SEIDITA, gruppoanalista e psicodrammatista junghiano, Frammenti, 1998, 'JungItalia psicologia', 'facebook',  9 agosto 2017, qui


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / Tristezza, ha un senso (Christina Berndt)

Oggigiorno chiunque si senta triste di tanto in tanto si dichiara subito sull’orlo della depressione. In realtà la scontentezza, l’infelicità o la tristezza momentanee non hanno niente a che fare con quella che è una vera depressione clinica, che porta a vedere tutto nero e a cancellare ogni speranza. Al contrario, passeggeri momenti di malinconia portano con sé una quantità di emozioni più intense, che non vanno trascurate: chi è malinconico è sensibile al mondo, lo vive e avverte con ogni organo di senso, riflette sulla vita e lavora su se stesso. Cerca di ampliare la propria anima e capacità di percezione. Diversamente da quanto accade nella vera depressione, nella malinconia non c’è proprio niente da guarire. Può fare molto bene lasciarsi andare a essa e concedersi di tanto in tanto un po’ di tempo per essere tristi. Anche la tristezza, quindi, ha un senso. E ce l’ha non solo per permettere di sperimentare la vita in tutta la sua ricchezza. “Don’t Worry, Be Sad!” è il provocatorio titolo con il quale lo psicologo Joseph Forgas dell’Università del Nuovo Galles del Sud di Sydney riassume la ricerca attualmente in corso sulla tristezza. “Il mondo odierno si concentra unicamente sui vantaggi del benessere,” scrive il docente di Psicologia in un discorso a difesa della malinconia. Al contrario, l’umore abbattuto, la “disforia”, non solo è parte della vita quotidiana di ciascuno, ma è anche di per sé di fondamentale importanza.

*** Christina BERNDT, 1969, giornalista e saggista tedesca, La scienza della contentezza. Come raggiungerla e perché conviene più della felicità, Feltrinelli, 2017


In Mixtura altri contributi di Christina Berndt qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / Cose di casa, e persone (Giancarlo Dini)

Le cose di casa, le cose che usi tutti i giorni spesso hanno piccoli segreti per funzionare; la porta dell'armadio che si chiude solo sollevandola un poco, il fornello del gas a cui devi abbassare lentamente il volume dopo l'innesco abbandonandolo a poco a poco, il cancello a cui devi schiacciare uno dei due beccucci prima di chiuderlo .Sono i piccoli segreti degli oggetti.
Bisogna imparare a rispettare le cose nei loro piccoli difetti, nel loro malfunzionamento; capirle nei loro segreti.
Le persone hanno piccoli segreti, piccole debolezze; bisogna conoscerli, ascoltarli, scoprirli, anche amarli per farle "funzionare".

*** Giancarlo DINI, Piccoli segreti delle cose di casa, 'facebook', 10 agosto 2017, qui

#VIGNETTE / Salvinamento (Marco Careddu)

Marco CAREDDU
facebook, 10 agosto 2017, qui

In Mixtura altri contributi di Marco Careddu qui
In Mixtura ark #Vignette qui

giovedì 10 agosto 2017

#PIN / A pezzi e interi (MasFerrario)


In Mixtura ark #Pin qui

#VIGNETTE / Migranti e samaritani (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 9 agosto 2017

° ° °

Mauro BIANI
'il manifesto', 10 agosto 2017

In Mixtura altri contributi di Mauro Biani qui
In Mixtura ark #Vignette qui

#CIT / Specie servile (Friedrich Nietzsche)


In Mixtura altri contributi di Friedrich Nietzsche qui
In Mixtura ark #Cit qui

#HUMOR / Caldo, e testimoni di Geova

(via pinterest)
In Mixtura ark #Humor qui

#SGUARDI POIETICI / Sulla felicità (Sauro Albisani)

Andavano da Cervia a Cesenatico
sulla battigia quando la marea
si ritira e rimangono le arselle
a boccheggiare nella sabbia. Il rischio,
pensava, è di forare e dover spingere 
la bici a mano col peso del bambino.
Erano troppo piccoli per chiedergli
di farla a piedi.
Lui pedalava pensando: verrà,
verrà  prima o poi quella che chiamo
felicità  e non so cosa sia
se non, immagino, sentirmi a mio agio
in questo corpo. Un surf
là davanti faceva una cosa sola
di una vela e di un uomo. Il primogenito
pensava alle navi. La mamma
pensava alla cena pedalando. L'ultimo nato,
nel suo seggiolino, accompagnava la corsa
come tutte le sere
gorgheggiando. Ancora non parlava. L'uomo,
inquieto, stupidamente, continuava a pensare
alla felicità, credeva d'avere solo dei pedali
sotto le suole.

                     Che cosa aveva sotto le suole,
sul manubrio e a destra, dalla parte del mare,
e là davanti, a pochi metri, fra i capelli
di quella giovane mamma
lo avrebbe capito solo molti anni dopo
provando a fare una poesia.

*** Sauro ALBISANI, 1956, poeta, Sulla felicità,  da La valle delle visioni, Passigli, 2012, in 'ossigeno nascente', qui


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui