mercoledì 31 dicembre 2014

#FUMETTI / PostNatale


Charles M. SCHULZ (1922-2000)
Post Natale, 'Linus', dic14

#SGUARDI POIETICI / Io non so che faccia avrà il futuro (M. Ferrario)

(a Emma, Riccardo, Leo)

Io non so che faccia avrà il futuro.
Gli anni passano e incurvano le spalle,
la vista restringe l’orizzonte
e quel che vedi - ma non te ne accorgi -
rischia di deformarsi
nella seducente nostalgia di un retrovisore.

Io non so che faccia avrà il futuro.
Troppo ingombrante pare essere 
il cattivo presente, 
e devastante con i suoi aspetti d’ombra:
come un passato che non passa,
isterilisce i sogni e rende
disperanti le speranze. 

Io non so che faccia avrà il futuro.
Ma guardo i bimbi giocare: 
si toccano, si spingono, si abbracciano,
scherzano, litigano, fanno amicizia, 
insieme ridono su e giù dagli scivoli e dalle altalene,
insieme corrono e insieme costruiscono castelli.
E so che il futuro sarà come loro vorranno.

Io non so che faccia avrà il futuro.
Ma non smetto di guardare i bimbi giocare:
hanno sorrisi non truccati 
e facce belle, pulite, aperte, vitali,
non ancora deturpate dalle maschere
con cui i grandi si nascondono
per arrivare vincere sopraffare.

Io non so che faccia avrà il futuro.
Però ho un segreto:
guardare i bimbi giocare.
Perché le speranze ritornino
a sperare.
E per risentire aria
nei polmoni. 

*** Massimo Ferrario, Io non so che faccia avrà il futuro, inedito, 31 dicembre 2014.


#MUSICHE & TESTI / Futura



Lucio DALLA, 1943-2012
Futura, dall'album Dalla, 1980
live, video, 7min05

«Il testo di Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Check Point Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. 
Poco dopo si fermò un altro taxi. 
Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c'era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch'io ero un musicista. 
Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz'ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi.
In quella mezz'ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l'altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura.» (Lucio Dalla)

Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare
e alzare la testa
non esser così seria, rimani
i russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani... le sue mani
si muoverà e potrà volare
nuoterà su una stella
come sei bella
e se è una femmina si chiamerà Futura.
Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella
sarai tu in miniatura
ma non fermarti voglio ancora baciarti
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio.
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
che si arriva alla luna,si la luna
ma non è bella come te questa luna
è una sottana americana
Allora su mettendoci di fianco, più su
guida tu che sono stanco, più su
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su
son sicuro che c'è il sole
ma che sole è un cappello di ghiaccio
questo sole è una catena di ferro
senza amore, amore, amore, amore.
Lento lento adesso batte più lento
ciao, come stai
il tuo cuore lo sento
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
ma adesso non voltarti
voglio ancora guardarti
non girare la testa
dove sono le tue mani
aspettiamo che ritorni la luce
di sentire una voce
aspettiamo senza avere paura, domani.

#LIBRI PREZIOSI / Un mercante controcorrente

Roberto VECCHIONI, Il mercante di luce, romanzo, p. 123, Einaudi, 2014, € 15.00, ebook, € 9.99

Nel momento in cui è di moda squalificare gli studi classici, e in generale umanistici, accusati di ‘inutilità’ perché troppo lontani dal quel ‘fare produttivo’, miope e asfittico, che solo sembra servire al mondo del lavoro (il quale infatti è costretto ad arrabattarsi, sempre più cieco e senz’anima, dentro una crisi che non è solo economica), una voce entusiasta difende la bellezza, e l’’utilità inutile’, dei poeti e dei tragici greci: riprende e reinterpreta il loro messaggio, in uno scambio emozionato, a tratti lirico e struggente, con un giovane figlio condannato da una malattia incurabile.

Da ogni pagina fuoriesce, incontenibile, la passione, raffinata e colta, del Vecchioni-insegnante.
Basti questo dialogo, verso la fine, tra il protagonista e il ragazzo, a confermare il taglio infiammato e ispirato che percorre il romanzo:
«… La poesia mi porta fuori da me; se io morissi domani con l’Antigone sul petto, non chiederei altro, avrei sentito, avrei avuto tutto.»
«Sì, papà, ma io voglio cose, non letteratura.»
«Hai ragione. Ma io non sono capace, non sono in grado di darti tutte quelle meravigliose cose che vorresti avere. Sto provando a darti la letteratura come cosa: là dove non puoi avere, cerco di farti sognare. La poesia è un sapore, un odore, una visione… Io, in fretta, di corsa, nel tempo che ho e che abbiamo, ti voglio passare non quel che vedi o credi di vedere, non quel che ami o credi di amare, ma la bellezza di vedere, di amare: non avrò modo, e lo sappiamo, di dirtelo esempio dopo esempio nella tua vita; non ci è concesso, non è possibile. Devo farlo subito, ammassando tutti i languori e i deliri di anni e anni in un attimo che li concentri e te li renda vivi, come vissuti».

Aggiungo due annotazioni a commento del titolo.
* La prima allude al bell’ossimoro che pare marcare il libro: da una parte, il ‘mercante’, che richiama ovviamente il ‘fare affari’ di chi bada ai risultati monetari e non ha tempo per le elucubrazioni di anima e intelletto; dall’altra, l’accostamento al termine ‘luce’, usato come immagine ricca di valenze ‘aeree’ e decisamente poco materialistiche.

* La seconda suggerisce un dubbio. Forse il ‘mercante di luce’, se per buona parte del racconto è impersonato dal padre, ‘ammalato’ di poesia e classicità, prima assume le sembianze del figlio, che sembra cercare di ‘bonificare’ la sua malattia con la malattia trasmessagli dal padre; e alla fine, ancor più verosimilmente, pare sciogliersi nella coppia padre-figlio. Del resto, la chiusa del capoverso sopra riportato, con il ‘noi’ quasi ‘inciso’ proprio nelle ultime pagine del romanzo, sembra dichiararlo: «Noi, Marco, stiamo tentando di cantare un poema in una strofa. Una lirica in un verso».

Un bel libro. Per chi voglia essere ‘toccato dentro’.

Una scelta che, almeno ogni tanto, sarebbe bene venisse compiuta. Da chi apprezza la ‘luce’. E magari anche da quei ‘mercanti’ che vorrebbero riuscire ad essere ‘meno’ mercanti. Cioè ‘meglio’.
(mf)

martedì 30 dicembre 2014

#VIGNETTE / Altan, Fricca, Biani, Ebert

ALTAN
Giochiamo, 'l'Espresso', 16dic14

* * *

Filippo FRICCA
Generazione tattile, 'rododentro', 17nov14

* * *
Mauro BIANI
Dibattito attorno al Jobs Act, 'il manifesto', 30dic14

* * *
EBERT
You are here, cartoonmovement.com, 24ott14



#FUMETTI / Cerco solo


Charles M. Schulz (1922-2000)
Peanuts, 'Il Post', 24dic14

#EXLIBRIS / Felicità, le donne

Nel nesso felicità-amore credo che le donne si trovino avvantaggiate, sia perché possiedono, come riconosce Dante nel Convivio, un particolare «intelletto d'amore» sia perché sono disposte a pagarne i costi in termini di dedizione, di sacrificio e, magari, di delusione. Emerge, dalla loro storia, una pretesa di felicità che le rende forti, coraggiose, pronte a ricominciare, mentre gli uomini soggiacciono più facilmente alla stanchezza e alla rassegnazione.
Come Penelope, sanno tessere la tela dell'attesa, consapevoli che la felicità non è mai preclusa e mai conclusa. Persino quando la morte sembra ormai l'unico traguardo, nell'intimità, nell'amore, nella partecipazione al futuro di chi resta, si possono vivere momenti d'inattesa felicita.
Per Aristotele solo alla fine del viaggio, quando la vita è giunta al termine della sua narrazione, potremo asserire di essere stati davvero felici, di aver avuto una vita felice. Ma noi, oggi, non pretendiamo tanto: la nostra esistenza si è fatta troppo lunga e complessa per essere incastonata per intero nella cornice della felicità.
Ci basta riconoscere di avere avuto una vita abbastanza buona, sentire che gli elementi positivi hanno prevalso su quelli negativi, che la nostra felicità non ha comportato l'infelicità altrui e che, con le nostre opere, abbiamo restituito quanto, nascendo, abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti.
Il resto è destino. 

*** Silvia VEGETTI FINZI, psicologa e psicoterapeuta in psicologia dinamica, Si può ancora essere felici?, Corsivi Corriere della Sera, ebook, 2013.

#RITAGLI / Bellezza, idee, creatività, sognare. E niente gerarchia

[D: La felicità porta con sé un'aura di bellezza. Che cos'è la bellezza?]
Attingo dalla fisica: la bellezza è la simmetria imperfetta. La fisica ha una sua estetica che si può contemplare nelle leggi della natura fino agli esseri microscopici. Comprenderla è un gioco intellettuale relativamente semplice. Pensi che le equazioni fondamentali del Modello standard delle particelle elementari si possono scrivere su una t-shirt. Sono tre righe appena.

(...) [D: Quanto siete vicini al Big Bang?]
Siamo lontanissimi. Siamo riusciti a capire quello che è successo a partire da un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, circa quattordici miliardi di anni fa. Ma siamo lontani dal capire che cosa è successo al tempo del Big Bang.

[D: ... un suo collega di fede anglicana che insegna nanotecnologia a Oxford, Andrew Briggs, dice che non è neppure il caso di scegliere tra Dio e scienza. Li tiene assieme e cita il salmo all'ingresso del laboratorio Cavendish dell'università di Cambridge: «Grandi sono le opere dell'Eterno, ricercate da tutti coloro che si dilettano in esse». Suona come un inno alla vostra professione. Chi non è aiutato dalla fede può esserlo da qualche grammo di follia?]
Non follia, ma creatività. Forse le due cose hanno confini che possono sembrare comuni quando si addentrano nello spazio del sogno. Lo scienziato deve essere capace di sognare. Ho sempre pensato che il mestiere del fisico si avvicini a quello dell'artista perché la sua intelligenza deve andare al di là della realtà che ha ogni giorno davanti agli occhi. Credo che la musica e la pittura siano le arti più prossime alla fisica.

[Domando a Fabiola Gianotti come guiderà un esercito di oltre diecimila persone. Mi risponde così:]
Non siamo un'azienda. Guai a soffocare con il controllo e un'organizzazione pesante l'essenza della ricerca, che si basa sulle idee. Penso a una direzione leggera, attraverso il consenso. Se il più giovane degli studenti ha l'idea giusta si proverà a fare ciò che il suo intuito ha suggerito. Siamo spinti dalle idee, non dalle gerarchie.

*** Fabiola GIANOTTI, 1962, scienziata, fisica, direttore del Cern, intervistata da Dario Cresto-Dina, Io, tra Dio e il Big Bang, 'la Repubblica', 28 dicembre 2014.

lunedì 29 dicembre 2014

#VERSETTI SATIRICI / Old economy

Economia globale.
Un bambino orientale
con il sangue e lo spago
cuce scarpe da footing.
Se le compra a Chicago
un esperto di rating
consulente a Milano
di un mafioso birmano
che rivende fucili
sul mercato swahili
a uno zio di Mobutu
un po’ tutsi e un po’ hutu.
Non è dunque immorale
il lavoro bestiale
di quel bimbo che cuce:
ogni scarpa produce
un rimbalzo speciale
sul mercato mondiale.

*** Michele SERRA, giornalista e scrittore, Old economy, da Michele Serra, Canzoni politiche, Feltrinelli, 2000.

#EXLIBRIS / Capodanno, i baci migliori (José Saramago)

Stanno tutti col naso all’aria, con gli occhi fissi sul quadrante giallo dell’orologio. Da Rua do Primeiro de Dezembro un gruppo di ragazzi avanza sbattendo coperchi di pentole, sbleng, sbleng, e altri fischiano, striduli. Fanno il giro della piazza della stazione, si fermano sotto il portico del teatro, sempre soffiando nei fischietti e battendo con le latte, e questo baccano si unisce a quello delle raganelle, gra-gra-gra-gra, mancano quattro minuti alla mezzanotte, ahimè la volubilità degli uomini, così gelosi del poco tempo che hanno da vivere, sempre a lamentarsi che siano corte le vite, lasciando alla sola memoria un bianco suono di spuma, ed eccoli qui impazienti perché passino questi minuti, tanto grande è il potere della speranza. C’è già chi grida per puro nervosismo e l’agitazione aumenta quando dalla parte del fiume si comincia a sentire la voce profonda delle navi ormeggiate, dinosauri che urlano con quel mugghio preistorico che fa vibrare lo stomaco, sirene che emettono grida lancinanti come animali sul punto di essere sgozzati, e i clacson delle automobili lì vicino strepitano impazziti, e i campanelli dei tram tintinnano a più non posso, finalmente la lancetta dei minuti copre la lancetta delle ore, è mezzanotte, l’allegria di una liberazione, per un breve istante il tempo ha abbandonato gli uomini, li ha lasciati vivere liberi, soltanto assiste, ironico, benevolo, eccoli lì, si abbracciano gli uni con gli altri, conoscenti e sconosciuti, si baciano uomini e donne a caso, sono questi i baci migliori, quelli che non hanno futuro. 

*** José SARAMAGO, 1922-2010, scrittore e poeta portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, L’anno della morte di Ricardo Reis, 1984, Einaudi, Torino, 1996.

domenica 28 dicembre 2014

#RITAGLI / Libri, sono persone: c'è dentro la vita

Nella casa dove sono nato io, nel quartiere Sant'Orsola, non c'erano libri. Per giunta non avevo nessuna voglia di studiare. Dunque, l'incontro con quell'oggetto cartaceo, enigmatico e intimidente avvenne più tardi. Quasi fuori tempo massimo. Ed è incredibile il modo generoso in cui mi ha trattato.

[D. Parla dei libri come fossero persone?]
Lo sono, dentro vi scorre la vita. E come la vita, i libri sono misteriosi. Non avrei mai immaginato che grazie a essi avrei scoperto la parte migliore di me. Se invece di libraio avessi fatto un altro mestiere - cosa del resto facilissima perché il mio destino era di finire in fabbrica - non dico che sarei diventato peggiore, ma diverso sì.

*** Romano MONTRONI, libraio, saggista, già direttore Librerie Feltrinelli, presidente Cepell (Centro per il Libro e la Lettura), intervistato da Antonio Gnoli, rubrica 'straparlando', 'la Repubblica', 28 dicembre 2014.

#FUMETTI / Santi, Adams


Pietro SANTI
HrStories, 'HrOnLine', luglio 2014

* * *


Scott ADAMS (1957) 
fumettista statunitense, Il principio di Dilbert, Garzanti, 1997

#VIDEO #CINEMA / Quale sarà il tuo verso?


Robin WILLIAMS, 1951-2014
Quale sarà il tuo verso?
da L'attimo fuggente, 1989, regista Peter Weir

«E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa, imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo
«Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie, perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. 
Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita!
Citando Walt Whitman: "O me, o vita domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v'è di nuovo in tutto questo, o me, o vita? Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità. Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso." ... Quale sarà il tuo verso?» (dal video)

#BRICIOLE / Leader, meglio leadership

Leadership: se non è servizio, è dominio.

Il rischio di un leader è curare la leadership e dimenticare il management.

Manager si nasce ‘e’ si diventa. Leader si nasce. Però la leadership si apprende.

Se un leader è al servizio della sua funzione di leadership, prepara successori. Se no, è al servizio solo del suo Io. Un grande piccolo io. Miserrimo.

Leadership è influenzare. Ma se rifiuti di essere influenzato, non influenzi. Perché influenzare vuol dire bagnarsi nel fiume. Fluire dentro

Quando smetteremo di affidarci ai leader, forse cominceremo a esprimere leadership.
La nostra. Nella vita. Nel lavoro.

*** Massimo Ferrario, revisione di tweet diffusi nel periodo 2012-2014. Anche in ‘Pensieri Formativi’, 305, Linkedin, ‘Impresa Diversa’, 4 maggio 2014

#LIBRI PIACIUTI / Fascinoso (recensione di M. Ferrario)

Simona SPARACO, "Se chiudo gli occhi"
Feltrinelli, 2014, 
p. 278, € 18,00, ebook, € 9,99

Davvero una 'bella' storia. Costruita con una sapienza di scrittura mirabile: un linguaggio 'visivo', rigoglioso, immaginifico. In molti tratti poetico. Sempre coinvolgente.

La vicenda è tutta imperniata su uno scavo: acuto, teso, impietoso. Di una relazione, problematica e dolorosa, fra una giovane donna (madre e moglie), che vive ormai da tempo prigioniera di uno stallo psicologico esistenziale, e il vecchio padre (un artista di successo), che dopo lunghi anni di fuga/assenza dal ruolo genitoriale ricompare all'improvviso, irrompendo nella vita della protagonista e sconvolgendola.

Il tema è il viaggio: fisico e metaforico insieme. Alla ricerca dei luoghi dell'infanzia del padre e delle donne 'magiche' che l'hanno cresciuto, in mezzo alla bellezza delle montagne appenniniche marchigiane. E alla scoperta di vissuti (emozioni, sentimenti, affetti) capaci di illuminare in modo nuovo il passato e di rimettere in movimento sia la relazione padre-figlia che la psicologia della donna.

Simona Sparaco, dopo il precedente Nessuno sa di noi del 2013, si conferma scrittrice vitale, fascinosa, intensa: che sa scegliere e raccontare storie implicanti, a forte contenuto emotivo, minimizzando il rischio, facile per i contenuti trattati, della caduta sentimentalistica.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


#SGUARDI POIETICI / C'è chi insegna

C‘è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

*** Danilo DOLCI, 1924-1997, sociologo, educatore, attivista della nonviolenza, poeta, C’è chi insegna, da Poema umano, Einaudi, 1974. Anche in 'fondodanilodolci', http://bit.ly/1xX3ruv e in 'losguardopoIetico', 21, 9febr13, http://twl.sh/Yh6C92

sabato 27 dicembre 2014

#FUMETTI / Quino, Arnald, Biani


QUINO (1932, fumettista argentino)
Mafalda (da 'l'Espresso', 26feb14)

* * *

ARNALD
Capodanno, 'Diversamenteoccupati.it' (dal web)

* * *

Mauro BIANI 
Capodanno (dal web, 2009)

#FILASTROCCHE / Filastrocca di Capodanno

Filastrocca di Capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno,

voglio un gennaio col sole d’aprile,

un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera,

voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fiore del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente, 

dammi una faccia allegra solamente.

*** Gianni RODARI, 1920-1980, giornalista, scrittore, pedagogista, Filastrocca di Capodanno, da Filastrocche in cielo e in terra, 1960, ultima edizione 1972, Einaudi, 2011. Anche in 'Lo sguardo poIetico', 8, 27 dicembre 2012,  http://twl.sh/TC8I7v 


#FAVOLE & RACCONTI / Povero Pescatore e Grande Samurai

Il mare, quell’anno, non era stato buono: la barca con la quale ogni mattina all’alba il Povero Pescatore partiva per la pesca era stata buttata sullo scoglio all’entrata del piccolo porto durante una tempesta. Ed era andata distrutta.
L’uomo si era salvato miracolosamente. Ma la sua famigliola temeva la fame dell’inverno. 
Così, si era deciso, anche per le insistenze della moglie. Ed era andato in città per affidarsi alla magnanimità dell’Onorevole Grande Samurai, la cui fama di saggezza e generosità valicava i confini del Paese. 

L’Onorevole Grande Samurai aveva ascoltato in silenzio il triste racconto e si era impietosito per la sorte dei tre piccoli e d ella moglie, che non avevano di che mangiare. Alla fine aveva concesso al Povero Pescatore un prestito. Il Grande Samurai però lo aveva avvertito: «Tra un anno, quando sbocceranno i fiori della primavera e l’aria sarà dolce di profumi, ti aspetterò nel salone del mio palazzo e mi riporterai il dovuto. Non voglio speculare: mi basta quanto ti ho dato, nessun soldo in più. Solo ti ricordo: per me gli impegni sono sacri. Non tollererò ritardi. Voglio la tua parola».

venerdì 26 dicembre 2014

#BIGLIETTI AUGURALI / Ti auguro di 'de-siderare' (M. Ferrario)

Ti auguro di ‘de-siderare’.
Tanto.
Di godere di una
lunga lunga
‘attesa attiva’.
Tanto lunga e tanto attiva
da far cadere
dal cielo
la stella che ti è destinata.
E allora la stella resterà con te in tasca
- accesa -
tutto l’anno.
E oltre.
---
Massimo Ferrario, inedito, Ti auguro di 'de-siderare', dicembre 2014.


(foto da web)

#EXLIBRIS / Vivere, oppure hop e arri (Carl Gustav Jung)

Cara Signora R., non è possibile una risposta alle sue domande, poiché vorrebbe dire sapere come si deve vivere. Si vive come si può vivere. Non c’è un’unica via determinata per il singolo che gli sia prescritta o sia adatta a lui. Se lei vuole questo, il meglio è per lei entrare nella Chiesa cattolica, ove le sarà detto hop e arri. Per di più è una via che si accorda allo schema della via media dell’umanità in generale. Se invece vuole percorrere la via individuale, questa è la via che lei stessa traccia, che non è prescritta in nessun luogo, che non si conosce in anticipo e che nasce solo da se stessi, quando si fa un passo dietro l’altro.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico psichiatra svizzero, fondatore della psicologia analitica, Lettera alla signora R., Svizzera, 15 dicembre 1933, in Carl Gustav Jung, Lettere, a cura di Aniela Jaffé con Gerhard Adler, Edizioni Magi, 3 voll., 2006.
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung


In Mixtura altri contributi di Carl Gustav Jung qui

#QUADRI / Panettone

Luigi Benedicenti, nato nel 1948, pittore iper-realista

mercoledì 24 dicembre 2014

#VIGNETTE / Altan, Biani, Natangelo, Bucchi

Altan
E il bue?, 'la Repubblica', 24dic14

* * *

Mauro Biani
Merry Christmas Europe, maurobiani.it, 22dic14

* * *

Natangelo
Non dura, 'Il Fatto Quotidiano', 23dic14

* * *


Massimo Bucchi
Su Babbo Natale, 'la Repubblica', 24dic14

#SGUARDI POIETICI / Ascoltami

Quando ti ho chiesto di ascoltarmi
e tu hai cominciato a darmi consigli
non hai fatto ciò che ti ho chiesto.

Quando ti ho chiesto di ascoltarmi
e tu hai cominciato a dirmi perché non avrei dovuto sentirmi in quel modo,
tu hai calpestato i miei sentimenti.
Quando ti ho chiesto di ascoltarmi
e tu hai sentito di dover fare qualcosa per risolvere i miei problemi,
per quanto strano possa sembrarti, tu hai sbagliato.

Ascolta! Tutto ciò che chiedo è che tu mi ascolti:
non parlare o fare, semplicemente ascoltami.
I consigli contano poco:
con dieci centesimi hai Dear Abby (*) e Billy Graham (**) nello stesso giornale,
e posso farlo da solo, non ho bisogno di aiuto.
Quando fai per me cose che posso e desidero fare da solo,
tu aumenti le mie paure e le mie debolezze.
Ma se accetti, come un semplice dato di fatto, che io provo ciò che provo
- e non importa quanto questo sia irrazionale -,
allora io posso lasciarmi convincere da te e provare a capire
cosa c’è dietro i miei pensieri irrazionali.
E quando questo è chiaro, la risposta è evidente e non ho bisogno di consigli.
I sentimenti irrazionali hanno un senso quando capiamo cosa c’è dietro.
Forse è per questo che qualche volta, con certe persone, anche la preghiera
     [ funziona,
perché Dio è muto, non dà consigli e non cerca di stabilire gli eventi.

Egli “semplicemente ascolta e ci lascia lavorare da soli per noi stessi”.
Quindi, per piacere, stammi a sentire e semplicemente ascoltami.
E se vuoi parlare, aspetta un minuto, quando toccherà a te:
e io ti ascolterò.
-----
*** Noor GIETEMA (?) - Testo senza titolo, di autore incerto, forse riconducibile a Noor Gietema, olandese. Lo scritto risalirebbe all’autunno del 1978, mentre Noor Gietema frequentava la  'Syracuse School of Social Work' come parte del 'Dutch Social Work Practitioner Exchange Program'. [Vedi http://bit.ly/1wSde3f]. Il documento, riportato in ‘Social Work With Groups Newsletter’, luglio 1994, periodico dell’'Association for the Advancement of Social Work With Groups', è riprodotto in Sara F. Fine e Paul H. Glaser, Il primo colloquio. Coinvolgimento e relazione nelle professioni di aiuto, 1996, a cura di Roberto Anchisi, traduzione di Maria Caterina Boria Migliorini, McGraw Hill Italia, Milano, 1999. - (*) Dear Abby è il nome di una famosa rubrica statunitense di consigli fondata Pauline Phillips nel 1956 e proseguita oggi dalla figlia Jeanne. (**) Billy Graham, 1918, è un famoso predicatore battista statunitense - Anche in 'losguardopoietico', 16, 26 gennaio 2013, http://twl.sh/XGVxxL

#EXLIBRIS / Natale, tutto quello che si desidera

Il Natale di quell’anno fu la festa dell’Inferno piuttosto che del Vangelo. Le botteghe vuote e prive di luce, la cioccolata finta o le scatole vuote nelle vetrine, i tram carichi di facce scure, nulla ricordava i Natali trascorsi. Nella festa in cui tutti, ricchi o poveri, una volta si riunivano, non c’era posto se non per alcuni godimenti solitari e vergognosi che certi privilegiati si procuravano a peso d’oro, in fondo a un sudicio retrobottega. Le chiese erano piene di lamenti piuttosto che d’atti di grazia. Nella città tetra e gelata alcuni ragazzi correvano, ancora ignari di quanto li minacciava. Ma nessuno osava annunciargli il dio d’una volta, carico d’offerte, vecchio come il dolore umano, ma nuovo come la giovane speranza, la stessa che impedisce agli uomini di lasciarsi andare alla morte, e che non è se non semplice ostinazione a vivere.

La vigilia, Grand era mancato all’appuntamento. Rieux, inquieto, era passato da casa sua di buon mattino, senza trovarlo. Tutti ne furono allarmati. Verso le undici, Rambert andò all’ospedale per avvertire il dottore che aveva visto Grand da lontano: vagava per le strade, con una faccia sconvolta. Poi lo aveva perso di vista. Il dottore e Tarrou partirono in automobile, in cerca di lui.

A mezzogiorno, ora gelida, Rieux, sceso dall’automobile, guardava da lontano Grand, quasi appiccicato a una vetrina colma di giocattoli di legno grossolanamente scolpiti: sul volto del vecchio funzionario le lacrime colavano ininterrotte. E queste lacrime sconvolsero Rieux: egli le capiva, e le sentiva anche lui dentro la gola. Ricordava anche il fidanzamento di quel poveretto, davanti a una bottega di Natale, e Jeanne riversa contro di lui per dirgli la sua gioia. Dal fondo di anni lontani, nel cuore stesso di quella pazzia, la fresca voce di Jeanne tornava a Grand, era chiaro; Rieux sapeva cosa pensava in quel momento il vecchio uomo piangente, e la pensava come lui, che un mondo senz’amore è come un mondo morto e che viene sempre l’ora in cui ci si stanca delle prigioni, e tutto quello che si desidera è un volto caldo e lo stupore di un cuore innamorato.
-----
*** Albert CAMUS, 1913-1960, scrittore, drammaturgo, filosofo e anarchico francese, premio Nobel per la letteratura nel 1957, La peste, 1947.

martedì 23 dicembre 2014

#VIDEO #CARTONI / Babbo Natale, due 'chicche' di Walt Disney (1932-1933)


Babbo Natale, di Walt Disney, 1932
La notte prima di Natale
doppiato in italiano) 
(6min00) 

° ° °


Babbo Natale, di Walt Disney, 1933
La notte di Natale
doppiato in italiano
(8min30) 

#VIGNETTE / El Roto, Shooty, Magnasciutti, Bucchi, Altan

El Roto, 
'El Pais', Spagna, 'Internazionale', 18dic14

* * *

Shooty 
Sme, Slovacchia, 'Internazionale', 18dic14

* * *

Fabio Magnasciutti
'Il Fatto Quotidiano', 21dic14

* * *

Massimo Bucchi
'la Repubblica', 22nov14

* * *
Altan
'l'Espresso', 5nov14

#LIBRI PREZIOSI / Vita, è piena di trucchi

Enrico FINZI, La vita è piena di trucchi, pagg. 270, Bompiani, 2014, 17.00 €, ebook 9.99 €

Indicherei almeno tre ragioni per suggerire la lettura di questo libro.

La prima è la più banale: è scritto veramente bene. Dovrebbe essere sempre così. Ma chi è abituato a frequentare le librerie (e non solo), sa che così non è.
Qui la lettura ti cattura certamente per il contenuto, ma anche per la modalità con cui ti senti subito avvolto da una lingua scorrevole, elegante, ampia, rotonda. Anche in questo, peraltro, nessuna sorpresa: lo stile raffinato, ricco e affabulatorio dell’autore è una caratteristica risaputa, sia per chi abbia assistito ad una sua conferenza, che per chi abbia avuto con lui anche soltanto uno scampolo di conversazione.

La seconda ragione riguarda il tema: è un racconto di formazione, in chiave di memoir, di un bambino, l’autore, che passa dall’asilo all’età adulta.
Questa scelta è di per sé il primo, e più decisivo, dei tanti ‘trucchi’ disseminati nelle pagine e che danno il titolo al libro: parlare di sé per parlare, soprattutto, di ciò che sta attorno e cresce e si muove insieme con il bambino che si fa adulto. La famiglia, il contesto storico, l’evoluzione della società diventano il vero racconto: evitato il facile rischio narcisistico del narrare del proprio ombelico, il focus è diretto a illuminare l’esterno. L’’io’ non si annulla, esiste e prende doverosamente il suo spazio, ma sa anche ‘contenersi’: sciogliersi nel ‘noi’ e allargarsi agli ‘altri’. E la storia diventa storia di un’epoca.
Il filtro con cui viene guardato il mondo sta nel ‘nocciolo duro’ di principi, valori, pensieri che tiene insieme questa famiglia ebrea, colta, anticonformista, ‘di sinistra’, generosamente aperta al sociale (nei fatti e non solo a parole), cui l’autore appartiene e sente di appartenere anche mentre sviluppa, sin dai 16 anni, un’identità autonoma, critica e per certi aspetti ribelle (andandosene di casa in conflitto aperto per affermare una sua scelta d’amore).
Il risultato di questa educazione è l’acquisizione di un pensiero valoriale forte e compatto, ma non chiuso; convinto e orgoglioso, ma non settario e sempre curioso di esplorare la diversità. Una visione che cerca di conciliare in massimo grado teoria e pratica (e pare riuscirci) dentro quel cerchio di coerenza cui spesso diciamo di tendere senza esser capaci di realizzarla.

La terza ragione per cui è consigliabile la lettura è che si tratta di una lettura ‘terapeutica’. Attraverso questo ‘scavo’ storico, largo e profondo, leggero e ironico, ricco di episodi e aneddoti in cui si ritrovano tante persone, anche pubbliche’ (politici e intellettuali), che hanno segnato anni lontani, ritroviamo un’ispirazione oggi smarrita e invece fondamentale. ‘Vitale’, direi: nel senso più pieno del termine.
Non importa come oggi ‘pensiamo’ quel passato: se lo rimpiangiamo o lo rifiutiamo. E non importa neppure se quel passato non l’abbiamo vissuto, per ragioni anagrafiche. Ma quell’epoca resta certamente contraddistinta da un ‘fatto’: un fatto che, allora, era un ‘sentimento’ vigoroso, diffuso, condiviso. E quanto mai ‘energetico’: la convinzione cioè che esistesse (potesse esistere) un futuro.
Scrive Finzi: «So ora che tante speranze non son divenute realtà, che il futuro era truccato. Nelle ricerche sociali osservo che adesso la speranza è più debole o nulla. Ma continuo a credere che ne abbiamo bisogno più di ogni altra cosa: forse sto scrivendo per conservarne il ricordo e l’ispirazione, per non perdere la speranza della speranza.»

Ecco, il racconto di Finzi non è un’operazione-nostalgia. Ma un’operazione che, se ha fatto bene a lui, certo può fare bene anche a noi. A tutti noi, vecchi e giovani.
Ai vecchi per ritrovare qualcosa di perduto. E ai giovani per trovare qualcosa di imperdibile.
Forse «non perdere la speranza della speranza» è, alla fine, il senso profondo di questo memoir.
E in fondo, anch’esso è uno dei tanti trucchi della vita.
O forse, addirittura, è ‘il’ trucco. (mf)

#RITAGLI / Dovere, e il carattere degli italiani

L'Italia, come tutti i popoli, non potrà divenire nazione... finché ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere... Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuole forza di volontà, e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere onde, per dirlo con una parola sola, il primo bisogno d'Italia è che si formino italiani dotati di alti e forti caratteri. 
*** Massimo D'Azeglio, 1798-1866, scrittore, politico, patriota, I miei ricordi, 1867, citato da Corrado Augias, Il carattere degli italiani, rubrica 'lettere', 'la Repubblica', 21 dicembre 2014).

lunedì 22 dicembre 2014

#LIBRI PIACIUTI / L'intoccabile si può toccare (M. Ferrario)

Davide VECCHI, "L’intoccabile. Matteo Renzi, la vera storia", p. 238, Chiarelettere, 2014, € 13,90, ebook, € 9,99.

Un racconto minuzioso, e finalmente critico, di come nasce politicamente il sedicente giovane Renzi e di come il sedicente Rottamatore sia arrivato a conquistare il potere quasi assoluto che si è conquistato, anche per (de)merito di una opposizione che non c'è o non sa fare il suo mestiere.

Non si può certo dire che l'autore abbia peccato di superficialità: se il libro evidenzia un difetto è la cura quasi esasperata del dettaglio documentale, con una precisione che talvolta può rendere un po' troppo 'tortuosa' e affaticante la lettura. Ma questo è ciò che dovrebbe impedire l'accusa di faziosità e rendere omaggio alla sua capacità di ricostruzione 'storica'.

Certo, pare evidente, per fortuna, che chi scrive non aspira ad essere uno dei troppi cerchiobottisti cresciuti in questi anni nelle pagine dei giornali cosiddetti indipendenti. Ma è appunto il suo chiaro 'posizionamento' che lo spinge a cercare, e far parlare, i fatti: mettendoli in fila e rendendone conto a chi legge.

Chi vuole farsi qualche domanda sul 'fenomeno' Renzi, e magari su di noi che lo stiamo più o meno acriticamente alimentando, ha un libro da cui partire. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#QUADRI / Giuseppe e Gesù Bambino


Guido Reni, 1575-1642, Giuseppe con Gesù Bambino, 1635 ca

° ° °


Gerrit van Honthorst, (Gherardo delle Notti), 1592-1656, pittore olandese
Bambino Gesù nella bottega di Giuseppe, 1620

#SGUARDI POIETICI / L'invito

Non mi interessa sapere 
cosa fai per vivere. 
Voglio sapere 
a cosa aneli 
e se osi sognare 
di incontrare ciò che il tuo cuore desidera. 

Non mi interessa sapere 
quanti anni hai. 
Voglio sapere 
se ancora vuoi rischiare
di sembrare pazzo 
per amore 
per i tuoi sogni 
per l’avventura di essere vivo. 

Non mi interessa sapere
quali pianeti incrociano la tua luna… 
Voglio sapere 
se hai toccato 
il centro del tuo personale dolore 
se sei rimasto aperto
dopo i tradimenti della vita 
o se ti sei raggrinzito e chiuso 
per paura del dolore futuro. 
Voglio sapere 
se sei capace di sederti con il dolore  
mio o tuo
senza muoverti per nasconderlo 
o dissolverlo
o liquidarlo.

Voglio sapere
se sei capace di stare con la gioia
mia o tua
se sei capace di danzare con la tua natura selvaggia 
e di lasciare che l’estasi ti riempia
fino alla punta delle dita delle mani e dei piedi
senza che ci preoccupiamo
di essere realisti 
di essere prudenti
di ricordarci i limiti
dell’essere umano. 

Non mi interessa sapere 
se la storia che mi stai raccontando 
è vera. 
Voglio sapere se sei capace 
di deludere l’altro 
per essere fedele a te stesso. 
Se riesci a sopportare 
l’accusa di tradimento
senza tradire la tua anima profonda. 
Se sei capace di non avere fede
e quindi di rimanere affidabile. 

Voglio sapere se sai vedere la Bellezza
anche quando non c’è abbastanza bellezza
tutti i giorni.
E se sei capace di far sorgere la tua vita
dalla tua sola presenza. 
Voglio sapere 
se sei capace di vivere con il fallimento
tuo o mio 
e ancora sai stare in piedi al bordo del lago
e gridare all’argento della luna piena: 
‘sì’.

Non mi interessa sapere 
dove vivi 
o quanti soldi hai. 
Voglio sapere se sei capace di alzarti
dopo una notte di dolore e disperazione
stanco e ammaccato fino all’osso
e fare quel che si deve fare 
per dar da mangiare ai bambini. 

Non mi interessa sapere
chi conosci 
o come sei arrivato fin qui. 
Voglio sapere se starai in piedi 
in mezzo al fuoco 
con me 
senza indietreggiare. 

Non mi interessa sapere
dove o cosa o con chi
hai studiato. 
Voglio sapere 
cosa ti sostiene 
da dentro 
quando tutto il resto crolla. 

Voglio sapere 
se sei capace di stare da solo
con te stesso 
e se veramente ti piace 
la compagnia che hai 
nei momenti vuoti. 
-----
*** ORIAH, soprannominata Mountain Dreamer, n. 1954, scrittrice e storyteller canadese, Invito, traduzione di Massimo Ferrario, da The Invitation, HarperONE, San Francisco, 1999, in http://www.oriahmountaindreamer.com/ - Il testo, ripetutamente presente in internet con un’altra traduzione, è erroneamente attribuito da molti siti web a una nativa americana del 1890. - Anche in 'lo sguardo poIetico', 11, 12 gennaio 2013, http://twl.sh/UYc8ly

domenica 21 dicembre 2014

#LIBRI PIACIUTI / Un nuovo commissario

Ilaria LI VIGNI e Lodovica PIOVANO, Nobile e non solo..., 168 pagine, Robin Edizioni, 2014, € 13,00

Un nuovo commissario nel panorama dei ‘gialli’ italiani, Giacomo Spinelli: giovane e aitante, separato e non insensibile al fascino femminile, esperto di cucina e di vini, finalmente alle prese con un’indagine di rilievo, capace di essere ordinato ed efficiente nel suo stile di vita sostanzialmente disordinato.
Tre delitti, che si intrecciano in modo torbido.
Due amiche, loro malgrado coinvolte nella trama, mentre stanno trascorrendo una vacanza, che voleva essere rilassante, nel ponte di Ognissanti.
Tanti personaggi minori che creano un'atmosfera pettegola e paesana, che suscita curiosità e interesse.
Sullo sfondo, ma anche in primo piano per le descrizioni dettagliate e ‘visive’ di natura, vie e palazzi, la campagna, quieta, morbida e ricca, della toscana senese e il luogo dei delitti, Montepulciano, carico di storia, con i suoi riferimenti medievali disseminati ovunque.

Le due autrici sembrano trasportare e integrare con armonia la loro competenza professionale, di architetto e di avvocato penalista, nelle pagine del romanzo.
La scrittura è fluida, densa di notazioni puntuali sull’urbanistica della città e sul paesaggio circostante: il lettore ‘entra’ nella vicenda e percorre con i personaggi le strade e le piazze della cittadina, come avesse una mappa stradale in mano. La trama è scorrevole, coinvolgente.

Un libro che si legge in due ore. Magari in treno. Magari mentre si va a Montepulciano. In attesa di degustare un buon bicchiere di vino. Rubino, dal profumo intenso e floreale e dal sapore asciutto e persistente. Nobile, naturalmente. (mf)


#VIGNETTE / Il mio tablet


(dal web, senza fonte)

#FAVOLE & RACCONTI / Piccolo Uomo, Grande Vecchio e la domanda (M. Ferrario)

Piccolo Uomo era salito sulla Montagna Più Alta e finalmente era di fronte al Grande Vecchio della Terra.

«Ciao, Grande Vecchio» disse Piccolo Uomo. «E’ tanto che cammino e le mie gambe non mi reggono più. Ma il mio problema è enorme e solo tu mi puoi aiutare».

«Davvero?».

«Certo. Giù in città, tutti dicono che sono un bambino e che debbo imparare. Se faccio domande, si irritano: mi rispondono che un giorno capirò e che adesso non è il momento di sapere. Che quando sarò cresciuto, e finalmente sarò uomo, avrò tutte le risposte che cerco. Ma io voglio crescere adesso. E non voglio diventare un uomo. Voglio diventare come te».

«Come me?» domandò il Grande Vecchio.

«Sì, come te» rispose Piccolo Uomo.

«E come sarei io?» domandò il Grande Vecchio.

«Lo ripetono tutti, giù in città. Solo il Grande Vecchio della Terra sa cos’è la saggezza. E io voglio essere saggio. Proprio come te. Dimmi, Grande Vecchio: cos’è la saggezza?».

«Sei stanco» rispose il Grande Vecchio, accarezzando con affetto il capo di Piccolo Uomo. «Hai camminato tre giorni e tre notti, senza mai fermarti, e solo per giungere da me. E tutto questo per una domanda».

«Sicuro», confermò Piccolo Uomo, con decisione. «Se necessario, avrei camminato ancora tre giorni e tre notti. E poi ancora tre giorni e tre notti. Per avere una risposta alla mia domanda».

«Non ne dubito» sospirò il Grande Vecchio. «Me lo dicono i tuoi occhi, oltre che le tue parole. E se le parole possono tradire, gli occhi sono incapaci di mentire. Ma io non ti servo: perché tu la risposta ce l’hai già».

«Non capisco, Grande Vecchio. Io non ho la risposta: altrimenti, non sarei venuto fin quassù».

«Però hai la domanda».

«Infatti: la domanda che ti ho rivolto».

«Allora hai tutto, Piccolo Uomo».

«Cosa vuoi dire, Grande Vecchio? Forse sarà la stanchezza, ma ti confesso che continuo a non capire».

«E’ semplice, Piccolo Uomo. Io non ho risposte. Non le conosco e dunque non te le posso dare. Io sono vecchio e i vecchi, tutt’al più, possono azzardare dei consigli. E sempre con discrezione: quando qualcuno glieli chiede».

«Le mie orecchie attendono solo la tua voce, Grande Vecchio».

«Allora ricorda, Piccolo Uomo. Non c’è miglior risposta di una domanda».

«Una domanda?».

«Certo, Piccolo Uomo. Non è infatti una domanda che ti ha spinto a scalare le montagne e a giungere sin quassù? E per questa domanda, non eri disposto a camminare ancora per giorni e giorni?».

«Senz’altro, Grande Vecchio».

«Questo significa, Piccolo Uomo, che solo chi ha domande riesce a camminare. Chi ha risposte, invece, è arrivato. Ma forse è arrivato soltanto perché non è mai partito.
Tu mi hai chiesto, Piccolo Uomo, ed ecco quello che mi sento di dirti. Custodisci gelosa¬mente le tue domande. E vedi di averne sempre una buona scorta: sono il bene più prezio¬so di un essere umano. E diffida di chi ti vuol dare risposte: perché ti vuol solo fermare. Facendoti credere di essere arrivato, quando il viaggio è ancora in corso».

 «Già, Grande Vecchio. Ma così, saprò mai cos’è la saggezza?».

«Non lo so, Piccolo Uomo. Forse, camminando, non saprai mai se avrai conquistato la saggezza. Ma forse, Piccolo Uomo, proprio qui sta la saggezza».

*** Massimo Ferrario, Piccolo Uomo, Grande Vecchio e la domanda, 1990, in  Problem solving per un formatore, in AA.VV., C’era una volta... I manager raccontano, Edizioni Olivares, Milano, 1990. Anche in 'tiraccontounafavola.it', 12 settembre 2013, http://bit.ly/1dkNctN

Disegno di Alessandro Vannini

sabato 20 dicembre 2014

#SOCIETA’ / Proiezioni, quando le ritireremo?

Una volta, da piccoli, ci insegnavano l’esamino di coscienza.

Non c’è bisogno di essere credenti per farlo. Anzi, ancor più importante dovrebbe essere per chi, non avendo un Dio, ha solo la propria coscienza. 
E’ un apprendimento che abbiamo quasi tutti dimenticato.

A partire da troppi top manager. Che si credono vincenti anche quando perdono.
Per non parlare dei politici. E di tanti sedicenti statisti.
Nonché di troppi anonimi appartenenti alla cosiddetta ‘società civile’. Troppo spesso incivile.

Buttare la colpa su altri è un fenomeno diffuso. Specie in Italia. 
Tutti (‘vincenti’ in primis) vinceremo davvero, quando impareremo a vincere questa sindrome.
Assumendoci la responsabilità di quanto fatto, ma soprattutto di quanto non fatto. O fatto male. 
Dei successi. Ma soprattutto degli insuccessi. 

La via è semplice, anche se cozza contro il narcisismo imperante. 
‘Ritirare le proiezioni’, si dice in psicologese. 
Cioè: riportare a noi ciò che è nostro. E che abbiamo buttato sugli altri.
Magari anche, con un po’ di ‘ego-puntura’, sgonfiando i nostri Io. 
Per (ri)dare loro la minuscola che gli spetta. 
E che poi ci consentirebbe, finalmente, di relazionarci alla pari con gli altri. 
Anziché sognare di farne a meno. 
---
*** Massimo Ferrario, Proiezioni, quando le ritireremo?, ‘spilli’, 1, 18 marzo 2013



Vignetta di Massimo Cavezzali

#TAVOLE / Popolazione mondiale, boom

Fonte: elaborazione 'l'Espresso' 

dall'articolo di Giancarlo Sturloni, Quando saremo 11 miliardi, 'l'Espresso', 25 dicembre 2014

#SGUARDI POIETICI / Lettera di Natale (Maria Luisa Spaziani)

Natale non è altro che questo immenso 
silenzio che dilaga per le strade, 
dove platani ciechi 
ridono con la neve 
altro non è che fondere a distanza 
le nostre solitudini, 
stendere nella notte un ponte d’oro. 
Sono qui col tuo dono che il mio illumina 
di dieci stelle-lune, 
guidandomi per mano 
dove vibra un riverbero 
di fuochi e di lanterne (verde e viola), 
di girandole e insegne di caffè. 
Un pino a destra 
per appendervi quattro nostalgie 
e la mia fede in te, bianca cometa 
in cima. 
-----
*** Maria Luisa SPAZIANI, 1924-2014, poetessa, traduttrice, aforista, Lettera di Natale, in 'Lo sguardo poIetico',  251, 24 dicembre 2014, http://twl.sh/1e7GdUU

venerdì 19 dicembre 2014

#FUMETTI / Management, blabla


*** Scott ADAMS, 1957, fumettista statunitense, Il principio di Dilbert, Garzanti, 1997

#EXLIBRIS / Bucato, un profumo troppo buono

Quando Papà porta a casa la paga della prima settimana Mamma è felice perché può saldare il conto dall’italiano tanto gentile della drogheria e può andare di nuovo in giro a testa alta perché non c’è niente di peggio al mondo che avere debiti e sentirsi in obbligo verso qualcuno. Pulisce la cucina, lava i piatti e le tazze, spolvera via briciole e resti dalla tavola, svuota la ghiacciaia e ordina un blocco di ghiaccio nuovo a un altro italiano. Compra la carta igienica per quando andiamo al gabinetto in fondo al corridoio perché, dice, è meglio che farsi diventare il culo nero con i titoli del «Daily News». Scalda l’acqua sul fornello e passa la giornata intera davanti a una grossa tinozza zincata a lavare calze e camicie, le fasce dei gemelli, le nostre due lenzuola, i nostri tre asciugamani. Poi stende tutto sui fili dietro casa e noi possiamo restare a guardare i panni che danzano nel vento e nel sole. Preferirei che i vicini non ci vedessero il bucato, dice, ma i panni asciugati al sole hanno un profumo troppo buono. 
*** Frank McCOURT, 1930-2009, scrittore statunitense di origini irlandesi, Le ceneri di Angela, romanzo, 1996, Adelphi, 1997. Traduzione di Claudia Valeria Letizia.

giovedì 18 dicembre 2014

#VIDEO / Qualcuno era comunista




*** Giorgio GABER, 1939-2003, cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico, Qualcuno era comunista,  1995-1996 
(video 9min58)


« [Qualcuno era comunista] perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché era solo una forza, un sogno, un volo, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. »
(Giorgio Gaber e Sandro Luporini)

#LIBRI PREZIOSI / Di razza ebraica, di Renzo Modiano (recensione di M. Ferrario)

Renzo MODIANO, Di razza ebraica. La Shoah negli occhi di un bambino, Mimesis, 2014, € 15,00

«Improvvisamente (…) papà ci disse: “Figli miei, adesso dobbiamo lasciar la casa. Non potremo stare tutti insieme. Dobbiamo andarcene subito perché i tedeschi stanno entrando a Roma e i tedeschi prendono gli ebrei”. 
‘Prendono gli ebrei’. Questa frase vaga, sospensiva, quasi tronca, era ancor meno comprensibile di tutto ciò che in qualche modo avevo inteso fino a quel momento, ma l’effetto che produsse in me fu concreto e più sferzante di una frustata».

Uno stile pacato, ma coinvolto, rievoca il racconto di un anno di vita di un bambino, l’autore, che si trova a vivere la Roma occupata dai tedeschi: il suo peregrinare di casa in casa, il dolore per la separazione dai genitori, la paura di essere smascherati in qualunque momento per l’ignominia di appartenere ad una ‘razza’ inesistente e di cui si dovrebbe portare colpa, la scoperta, in questa fuga dalla città, della campagna e dell’esistenza del mondo contadino, dei suoi costumi e delle sue tradizioni. 

Episodi di quotidianità ‘normale’, in un tempo di orrenda e impensabile anormalità, rievocati con semplicità e ‘freschezza’. 
Fatti e vissuti ancora vividi, offerti senza retorica, con tocchi di tenerezza commovente che sanno mantenere in ogni pagina rigore e dignità. 
Niente ‘zucchero’ e cadute sentimentalistiche: solo il racconto equilibrato, ma a distanza di anni ancora ‘segnato’, di un’esperienza sofferta, che ha fatto crescere e maturare.

«Se nella memoria non ci fossero state, a bilanciare gli effetti devastanti di certe esperienze, le immagini di coloro che, per altruismo, ci hanno salvato, anche se fossi miracolosamente sopravvissuto, sarei cresciuto nell’odio verso tutti».

E’ la confessione finale dell’autore: che conferma la sua capacità di guardare anche ai fatti più atroci con una partecipazione sostanzialmente serena e rinfrancante.

Al di là del valore della memoria di una storia atroce, peraltro sempre più in via di ‘appannamento’, qui richiamata dal punto di ‘vista’, ma soprattutto dal punto del ‘vissuto’, di un bambino, questo apprendimento di chi scrive potrebbe essere un apprendimento prezioso anche per il lettore. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura